mercoledì 16 giugno 2021

Adamo ed Eva, le origini dell'amore universale.


C'è una scena nel film Philadelphia che mi è sempre rimasta impressa.
La pellicola di Jonathan Demme del 1993, con protagonisti Tom Hanks e Denzel Washington, è molto nota, così come la sua trama.
Tom Hanks interpreta Andrew Beckett, un avvocato che viene licenziato dal suo studio legale con la scusa di incompetenza quando in realtà la vera motivazione risiede nel fatto che è omosessuale, un dettaglio che non ha mai rivelato ai suoi capi proprio per paura di ritorsioni. Inoltre Andrew è malato di Aids, e scoperta la verità i suoi superiori organizzano una trappola per poterlo licenziare. Beckett assumerà l'avvocato Joe Miller, interpretato da Denzel Washington, affinché lo rappresenti in una causa legale contro il suo studio, nonostante sappia che la malattia lo sta velocemente consumando.
A un certo punto del film vediamo Andrew che si sta recando in tribunale, e un uomo lo aggredisce verbalmente gridandogli «Erano Adamo ed Eva, non Adamo ed Andrea
Ecco, una delle motivazioni utilizzate da molte persone per giustificare la discriminazione verso le coppie omosessuali risiede in quel versetto della Bibbia che recita: "Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina." (Gn 16,27)
Maschio e femmina, uomo e donna, l'immagine di Dio, a loro viene affidato il Regno di Dio, il Creato.
Può questa semplice affermazione, il riconoscere l'esistenza di due generi, maschile e femminile, essere la base per deligittimare l'omosessualità?
Proviamo a capire cosa ci dice veramente la frase che troviamo in Genesi.
Intanto bisogna contestualizzare il testo a cui ci riferiamo.
Il brano si rifà, nelle intenzioni del suo autore, alle conoscenze e alle consuetudini sociali dell'epoca in cui è stato tramandato e scritto.
Dobbiamo tenere presente che parliamo di un libro nato all’interno della comunità ebraica, la quale per secoli ha trasmesso oralmente le storie in esso raccontate. 
A un certo si inizia a trascrivere su pergamena queste storie fino a formare la Torah, i primi cinque libri della Tanak, la Bibbia ebraica.
La loro redazione finale viene collocata tra il 400 e il 350 aC.
La comunità ha bisogno di certezze.
Siamo negli anni successivi all’esilio in Babilonia, un periodo in cui il popolo di Israele tornato in Palestina ha bisogno di recuperare la propria identità fiaccata da anni di prigionia. La creazione di un testo sacro di riferimento ha anche questo scopo, unire la conoscenza e la fede del popolo ebraico affinché esso riscopra la sua storia umana e il suo rapporto con Dio.
Chi siamo, da dove proviene la nostra fede, la nostra identità? 
Non è un testo unitario, la sua redazione scritta ha richiesto molti anni, e ha visto la partecipazione di numerosi autori che si rifanno a diverse correnti e a differenti stili e generi letterari.
Inoltre i miti babilonesi hanno certamente influito sulla formazione di Genesi, in particolare l'epopea di Gilgamesh.
Gli autori partono dal loro presente e riflettendo sull'esperienza dell'esilio e della liberazione arrivano a rispondere alle domande esistenziali del popolo ebraico, proiettando il tutto nel passato, nelle origini. 
Perché ogni storia ha un inizio.
E Genesi in ebraico infatti è “Berescit”, “In principio”.
Questo inizio ci parla della creazione del mondo e dell’umanità per poi arrivare a raccontare la storia del popolo ebraico.
Su questo concetto possiamo dividere il libro di Genesi in due parti.
I capitoli dal primo all’undicesimo di Genesi sono detti strada della vita, in quanto affrontano gli interrogativi fondamentali dell’esistenza umana. 
Nel dodicesimo incontreremo Abramo, il primo dei Patriarchi, e con lui la storia dell’umanità verrà ristretta e concentrata su quella del popolo ebraico.
Una storia che tuttavia riguarda comunque l'umanità intera.
L'intento dei primi 11 capitoli di Genesi è quello di raccontare agli uomini il loro rapporto con Dio, il Creato, gli altri uomini e con se stesso, e di spiegare il senso di smarrimento che può verificarsi quando questi rapporti si incrinano, specificando però che da un'iniziale disperazione per la perdita subìta nasce una nuova consapevolezza.
In questi capitoli leggiamo della creazione del mondo e delle creature viventi, l’allontanamento di Adamo ed Eva, Caino e Abele, Noè e il diluvio universale, la torre di Babele e delle diverse genealogie che porteranno fino ad Abramo.
Occorre fare una precisazione non scontata su questi 11 capitoli.
La natura del testo non è storico scientifica, è religiosa, non c’è l’intenzione di spiegare come sia stato creato il mondo, ma si vuole far riflettere sull’esistenza umana e sui rapporti che essa intreccia con altri soggetti.
Elleth toledot”, "queste sono le origini", è il concetto che scandisce il libro di Genesi.
Origini che hanno la loro natura nel rapporto con Dio.
E infatti l’elleh toledot è un concetto dualistico che racconta il bene e il male presenti nella storia dell’uomo.
La bontà e bellezza della Creazione si avvicendano con il peccato originale e con il fratricidio di Caino e Abele; l’umanità corrotta trova una nuova vita nell’alleanza di Dio con Noè, l’arroganza dell’uomo che costruisce la torre di Babele dà vita ai popoli della Terra.
Genesi ci mostra un’umanità imperfetta che però non perde mai l’amore di Dio e lo riscopre di volta in volta.
Fatta questa doverosa premessa torniamo al primo capitolo di Genesi, in cui viene descritta la Creazione del giardino dell’Eden e di tutte le creature, incluso l’essere umano.
Agli uomini Dio affiderà il Creato, affinché lo custodiscano e lo facciano prosperare.
Dio crea l’uomo, e dato che “non è bene che sia solo”, (Gn 18,25) crea anche Eva, una creatura che sia simile a lui.
La parola ebraica usata è “ezer”, aiuto. 
Non è inteso come sottomissione, anzi.
Entrambi, uomo e donna, hanno pari diritti e responsabilità verso il Creato, e devono collaborare in ogni faccenda che lo riguarda.
Dio plasma Eva con la stessa dignità e con le stesse parole che ha usato per Adamo.
Non c’è disuguaglianza tra loro, c’è parità.
Il fatto che Eva sia stata generata da una costola di Adamo ci dice proprio questo: sono fatti della stessa carne, allo stesso modo, per questo sono uguali davanti a Dio.
Come abbiamo detto la natura di Genesi non è scientifica, tantomeno storica. Adamo ed Eva non sono mai esistiti, eppure l’autore ha scelto di parlare di un uomo e di una donna. 
Adamo ed Eva sono una coppia, unita dal loro amore e dall’amore di Dio.
Ma è sbagliato pensare che questa rappresentazione legittimi unicamente le coppie eterosessuali a discapito di quelle omosessuali.
Dicevamo che il contesto sociale e culturale in cui l’autore scrive è quello dell’ebraismo in un'epoca in cui l’unica relazione coniugale accettata era quella monogama ed eterosessuale.
Il motivo è semplice: uno dei capisaldi della comunità ebraica di quel periodo storico è la necessità di una discendenza.
Quell'elleh toledot di cui parlavamo prima significa anche "questa è la discendenza", una frase che troviamo spesso in Genesi.
Parlavamo di un popolo in diaspora, decimato da anni di esilio e prigionia. 
C’è bisogno di nuove generazioni che tramandino le tradizioni, la fede, la vita.
E solo un uomo e una donna possono concepirle, insieme.
Nella Bibbia infatti Dio ad Abramo promette una terra e una discendenza, queste le ricompense per la sua fede nel Dio unico.
Quindi, per citare il papa emerito Joseph Ratzinger, “Il monogamismo biblico è vicino al monoteismo ebraico”.
Un unico Dio, un unico sposo o sposa.
Ma la necessità di un popolo di tramandare se stesso esclude categoricamente la possobilità che esista l'amore tra persone dello stesso sesso? 
Assolutamente no.
In Genesi non viene detto nulla di tutto ciò, non viene data indicazione specifica sulla sessualità dei personaggi.
Intuiamo che si tratti di una relazione eterosessuale solo in virtù del famoso "andate e moltiplicatevi", che comunque riguarda unicamente la sfera biologica riproduttiva, non quella affettiva.
Ma non si parla chiaramente di relazioni etero o gay.
Non se ne parla perché non è una nozione necessaria per lo scopo affidato al libro.
L'autore di Genesi 16 nel suo testo descrivendo Adamo ed Eva altro non fa che rappresentare l'umanità intera e le sue caratteristiche, qualità e mancanze.
Esse riguardano ogni essere umano, sono gli uomini e le donne di ogni epoca storica, che amano, che tentano e falliscono, non si prendono le responsabilità delle proprie azioni, che trovano una nuova consapevolezza e riscoprono un nuovo modo di vivere, creano una comunità. 
Questa storia è destinata a ripetersi nei secoli, perché essa è insita la natura umana.
L'intento di questi capitoli è raccontare l'essere umano con i suoi pregi e i suoi difetti, a prescindere dal suo genere e dalla sua sessualità. 
Non si può quindi pensare di appellarsi alla storia di Adamo ed Eva per giustificare la condanna verso l'omosessualità, perché da nessuna parte nel testo troviamo l'esaltazione della coppia eterosessuale così come non c'è un esplicito giudizio negativo nei confronti delle relazioni omosessuali.
Si parla di amore, e non si dice che esso può esistere solo tra uomo e donna.
E soprattutto si dice che l'amore di Dio, sentimento divino che è davvero protagonista della storia più di quello umano, riguarda tutta l'umanità.
E se Genesi non fa distinzioni tra generi e le sessualità allora non lo fa nemmeno Dio, il cui amore abbraccia tutti.
Con buona pace di chi pecca di omofobia. 





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