giovedì 15 maggio 2025

Da Satana a Hitler: l'incredibile storia della donna che visse tre volte.


Quante volte una persona può reinventarsi?

Quante volte può cambiare la narrazione sulla sua vita?

E soprattutto, perchè lo fa?

Sono domande a cui è difficile rispondere, a volte nemmeno i protagonisti della vicenda sanno farlo.

Michelle Smith e il marito Lawrence Padzer, di cui abbiamo parlato nel mio precedente articolo 

(vedi https://dovescivolanoleombre.blogspot.com/2025/04/panico-satanico-come-tutto-ha-avuto.html

a un certo punto delle loro vite hanno creato una storia, hanno narrato una vita che però non corrispondeva a fatti reali.

Il perchè l’abbiano fatto rimane un mistero, oscuro forse anche per loro.

Lauren Stratford come Michelle racconta la sua storia, e le due donne hanno molto in comune.

Anche Lauren aveva subìto abusi rituali di stampo satanista.

La madre biologica di Laurel Stratford era morta e la neonata era stata adottata in maniera poco chiara da una coppia di Tacoma, Washington.

La signora Stratford era una donna meschina, verbalmente e fisicamente violenta, tanto che il marito se ne va di casa.

Da lì la donna inizia a frequentare gente strana, dei pervertiti, e un giorno comincia a vendere Laurel a uomini disgustosi.

In casa loro prima e in bui scantinati inizia a succedere qualcosa di inimmaginabile.

Laurel parla di stupri, filmini pornografici che era stata costretta a girare, di come avesse cercato aiuto da insegnanti e perfino dal parroco del quartiere, senza essere mai creduta.

La sua sembra una famiglia perfetta, andavano regolarmente in chiesa, avevano contatti con il vicinato.

Eppure Laurel era sola, senza fratelli o sorelle, in casa non aveva neanche un giocattolo.

Mentre nessuno si accorge di nulla la madre la vende a chiunque sia disposto a pagare.

Barboni, avvocati, preti, insegnanti.

Sua madre prima la costringe a prostituirsi, poi la umilia dicendole che Dio non vuole una sporca puttanella come te.

Le cose peggiorano quando Laurel ha 10 anni, la madre la porta in un ranch, qui due uomini le scattano delle foto in pose esplicite con animali da cortile.

Settimane dopo, frugando tra le cose della madre, la bambina scopre delle riviste pornografiche, e trova le sue foto pubblicate in quelle pagine.I due uomini cominciano ad essere visitatori abituali.

Gli stessi uomini la costringono a girare filmini snuff, a fare fotografie mentre viene violentata da diversi clienti.

Laurel per fuggire a questi abusi si trasferisce dal padre, ma la madre non le dà tregua, la preleva dalla casa dell’uomo per consegnarla ad altri uomini che la violentano mentre viene filmata.

A 20 anni viene drogata e si risveglia in un altro ranch, dove le viene presentato Viktor, colui che è a suo dire il leader della setta satanica a cui sua madre l’aveva venduta.

Sì perchè la madre a un certo punto entra in contatto con una congregazione satanista, che è disposta a pagare molti soldi per avere ragazzine a disposizione per i rituali sessuali.

Viktor gestiva non solo la setta, ma anche un giro di prostituzione, droga e pornografia.

L’uomo costringe Laurel a rituali sessuali violenti, torture, e a quel punto la donna è completamente plagiata, tanto da partecipare a sacrifici umani e messe nere.

Viktor la marchia, le incide la sua iniziale su una tempia, ora è una sua proprietà.

Sarà costretta a sacrificare dei neonati, all’inizio rifiuta ma viene torturata in modo brutale, viene imprigionata in una scatola piena di serpenti, le viene negato il cibo, e alla fine una notte, ad Halloween, cede.

Negli anni dovrà uccidere anche i suoi stessi figli, concepiti durante gli stupri, Laurel infatti viene scelta come fattrice per la setta.

Ha il primo figlio a 14 anni.

Laurel ricorda i loro nomi, Joey, Carly, Lindy. 

Li ha dovuti uccidere tutti.

Laurel prova a scappare ma Viktor la trova ogni volta e la minaccia, la costringe a tornare da lui.

Dopotutto tra i membri della setta ci sono anche dei poliziotti, Laurel non può nascondersi che viene subito ritrovata.

Poi per un pò Viktor non la cerca più, la ragazza non riesce più a concepire bambini, è diventata inutile per la setta.

Però l’uomo continua a chiamarla, a ricordarle che loro possono sempre trovarla e portarla via.

Laurel cerca di rifarsi una vita ma non è facile, trova e perde diversi lavori.

Un giorno partecipa a un colloquio per iniziare la formazione come assistente sociale, qui ha un crollo psicologico, inizia a urlare e piangere.

Laurel viene portata in ospedale, non è lucida, la sua salute mentale è fragile.

I medici che incontra, gentili e dedicati, saranno la sua salvezza.

Racconta loro tutto, li supplica di fare qualcosa, “i miei bambini non devono essere morti invano!” 

Mentre è ricoverata Laurel una sera in tv vede un programma dove è ospite Johanna Michaelsen, autrice di libri sull’occulto che sosteneva di aver dei poteri psichici e di aver vissuto esperienze paranormali.

Come altre sedicenti esperte si era scagliata contro Dungeons & Dragons, cartoni come He Man, la musica rock e  metal, che secondo lei aprivano le porte al maligno.

Michaelsen era tra coloro che ritenevano, come Lawrence Padzer, che esistesse una rete di sette sataniche dedita agli abusi rituali.

Quando esce dall’ospedale Laurel incontra Johanna e le racconta la sua storia.

Le rivela di aver vissuto nella negazione per tutta la vita, ma grazie alla terapia ha recuperato ogni ricordo, ed è pronta a parlare di ciò che le è accaduto e che sta succedendo a migliaia di vittime.

Johanna le si affeziona subito e la invita a vivere con lei.

Le donne pregano insieme a Randolph, marito di Johanna, quando Laurel sta male tutti si prendono cura di lei, la confortano dagli incubi che la svegliano.

Con l’aiuto di amici arrivano anche a esorcizzare Laurel, la donna è chiaramente stata infettata da qualche demone dopo tutti gli orribili abusi subìti.

Durante questa convivenza Laurel scrive Satan’s Underground, supportata da Johanna e da altri membri della sua congregazione cristiana.

Il libro viene pubblicato nel 1988 ed è un successo, Laurel comincia ad andare in televisione a raccontare la sua storia.

Per Laurel mettere in guardia la popolazione dagli abusi rituali diventa una missione, Johanna dal canto suo utilizza la storia di Laurel per rafforzare la sua battaglia.

Un intero capitolo del libro infatti spiega come evitare di entrare in contatto con le sette sataniche e rimanere invischiati, ad esempio consigliano di bannare D&D, le tavole ouija, la musica metal.

Come prima tappa partecipano al Geraldo Show nel 1988, che le dedicherà una puntata intitolata Devil Worship, da lì seguiranno numerose interviste.

Laurel e Michelle Smith si incontrano per la prima volta quando sono entrambe ospiti del talk show di Oprah Winfrey nel 1989.

Durante l’intervista corroborano le rispettive versioni.

Le messe nere, i rituali, tutto combacia nei racconti delle donne.

Deve essere la stessa setta, che come sosteneva Padzer opera in tutti gli Stati Uniti.

Oprah Winfrey ascolta, annuisce, e dichiara che i fatti raccontati sono incontrovertibili, l’attrice/conduttrice avalla dunque la teoria secondo cui esisterebbe una vasta rete di sette sataniche che compiono abusi sessuali rituali quotidianamente.

Il panico satanico si fortifica, aumenta, si diffonde ulteriormente.

Ma col successo nascono i dubbi.

La storia di Laurel è incredibile, forse troppo.

Negli anni ‘90 i giornalisti Bob e Gretchen Passantino della rivista cristiana  Cornerstone leggono il libro Satan’s underground e non sono convinti della veridicità della vicenda.

Troppe informazioni lugubri e brutali sulle torture, troppo poche ad esempio sulla sua famiglia, sulle persone presenti alle messe nere.

Inoltre molti dettagli sono troppo simili a ciò che è stato scritto in altri libri, come Michelle Remembers.

La scatola piena di serpenti usata per torturare Laurel, ad esempio: lo stesso episodio viene raccontato anche da Michelle Smith.

E così come era accaduto per la Smith nessuno si è preso la briga di denunciare, fare nomi, chiedere che venissero avviate delle indagini.

Perchè raccontare gli abusi se poi non vuoi che venga fatta giustizia?

I Passantino cominciano a indagare, e scoprono che Laurel ha mentito su tutto.

I due investigatori trovano la sua vera famiglia, il vero nome della donna è Laurel Rose Wilson, nata a Tacoma, Washington, il 18 agosto 1941.

La sua madre biologica si chiamava Marrian Disbrow, che dà Laurel in adozione due giorni dopo la sua nascita a Frank e Rose Wilson, lui medico e lei insegnante delle superiori, ha anche una sorella, Willow, che nega con forza le accuse. 

Willow spiega che la loro infanzia è stata ben diversa da quella terrificante raccontata da Laurel: “Avevamo tanti giochi, facevamo spesso gite al mare, sfrecciavamo sulle nostre biciclette per le strade del quartiere.

E soprattutto, i suoi genitori erano cristiani presbiteriani devoti, delle brave persone, dei bravi genitori, non erano dei satanisti o dei pedofili.

La madre aveva sbalzi d’umore e il padre una salute cagionevole, ma non erano violenti o eccessivamente severi.

Willow ricorda che il padre le lasciò quando Laurel aveva 9 anni e non 4 come la donna aveva dichiarato nel libro.

E in quei 9 anni, dice Willow, “non c’era certo spazio per la pornografia o l’occulto in casa nostra”.

In effetti nessuno di coloro che hanno sostenuto la storia di Laurel ha mai voluto spiegare o chiarire come una donna della classe media di un quartiere bene di una tranquilla cittadina sia potuta entrare in contatto con un giro di pedopornografia.

Laurel, racconta Willow, era molto popolare a scuola, partecipava a tante attività extrascolastiche ed era una brava cantante, frequentava molti corsi musicali.

Viveva principalmente con il padre, e ogni tanto passava i fine settimana dalla amdre o dai nonni materni.

A 17 anni però qualcosa cambia.

Laurel ha un incidente d’auto, perde mesi di scuola, la sua salute fa fatica a migliorare.

Soprattutto il suo stato mentale cambia.

Un giorno decide di trasferirsi dalla madre, e lì racconta a un amico di lei che suo cognato, il marito di Willow, l’ha molestata.

Le accuse cadono velocemente, la ragazza ammette che non c’è stato nessun abuso.

Willow preoccupata decide di portare la sorella da uno psichiatra che le suggerisce di far trasferire la ragazza, perché instabile e potenzialmente pericolosa, soprattutto per se stessa.

Per ottenere attenzioni può arrivare a fare qualunque cosa.

Laurel ha perso il contatto con la realtà, non è lucida nei suoi ragionamenti, ha bisogno di essere curata.

E infatti la psicosi di Laurel peggiora.

Nel corso degli anni sosterrà di aver subìto molestie da compagni di scuola, ragazzi delle confraternite, che la madre l’ha costretta a prostituirsi nei quartieri malfamati della città.

Con lo psichiatra Laurel ammette di essersi inventata tutto per impressionare alcuni nuovi amici, per lo stesso motivo, rivela, ha anche tentato il suicidio.

A 19 anni torna a vivere col padre, un giorno racconta a un’amica che l’uomo la stuprava regolarmente.

La bugia viene di nuovo smascherata e Laurel tenta nuovamente il suicidio, così il padre, che non sa più come aiutarla, chiede a una coppia di amici che frequentano la sua chiesa, Billie e Nancy Gordon, di ospitarla a casa loro.

Forse il cambiamento può fare bene a Laurel, ma si sbagliano.

La situazione si fa subito complicata.

Laurel si affeziona a Billie, pretende da lui ogni attenzione e se non ne riceve minaccia di farsi del male, finge addirittura di soffrire di cecità temporanea mentre si trova da loro.

Ricomincia a raccontare bugie sulla sua famiglia, dice che la madre adottiva Rose la odiava perché il padre l’aveva avuta in segreto con un’altra donna che poi era morta di parto, per questo rancore verso il marito la picchiava e abusava di lei sessualmente.

Ma i Gordon sapevano come era avvenuta l’adozione, Laurel quindi alla fine ammette di aver mentito solo per avere la compassione di Billie.

Un giorno si presenta a casa loro con il volto coperto di graffi, dice che è stata la madre, ma ormai i Gordon non le credono più.

Anche qui Laurel ammette la bugia.

La coppia decide di mandarla via, hanno paura di lei.

Laurel si diploma come musicista e sparisce per un pò.

Agli amici racconterà di essere andata a Los Angeles e di aver iniziato a usare droghe, ma di essersi ripulita in fretta per poi diventare consulente per altre persone con dipendenze.

Ma era l’ennesima bugia.

Suo padre muore nel 1965.

Nel frattempo Laurel si sposa con Frank Austin, i due si erano conosciuti in chiesa.

Lui sembra essere l’uomo giusto per lei, protettivo e gentile.

Ma il matrimonio viene annullato dopo una settimana.

Frank scopre con stupore la prima notte di nozze che Laurel è vergine.

L’uomo era a conoscenza dei suoi racconti su abusi e stupri subìti fin dall'infanzia, e capisce che Laurel ha sempre mentito, e si spaventa.

Una persona che mente su questioni così gravi chissà di cosa è capace.

Laurel comincia a chiamare gli amici, dice di avere un coltello, che si ammazzerà, è sola e disperata.

Ma hanno tutti paura di aiutarla perché sanno che Laurel una volta che ti si è avvicinata “diventa un parassita”.

Un’amica ricorderà di come Laurel fosse molto brava a insinuarsi nella vita delle persone, a sfruttare le loro fragilità, per poi allontanarle da familiari, da altri amici, solo per poter avere solo lei tutte le attenzioni.

Una dinamica che ricorda quella in cui Michelle Smith comincia a tempestare di chiamate il suo psicologo Lawrence Padzer e a pedinarlo.

Nel caso di Michelle entra evidentemente in gioco la relazione medico-paziente, nel caso di Laurel non importa da chi arrivano le attenzioni, va bene qualunque persona.

Persone che, come fu Padzer per Michelle, le danno sicurezza e conforto.

Ma non solo.

Per Laurel ciò che conta è diventare il centro della vita delle persone da lei designate.

Loro per lei devono fare di tutto, prendersi cura di lei come se fosse la loro prediletta, deve essere al centro del loro mondo.

A 25 anni Laurel comincia ad insegnare musica e a frequentare diverse chiese cristiane, finalmente sembra serena.

Un giorno conosce Ken Sanders e Delpha Nichols, che avevano fondato una band di musica cristiana, Delpha and the witnesses, e avendo una formazione musicale si unisce al loro coro.

Poco dopo si ripete lo stesso schema.

Il coro va in tournée, si esibisce in molte chiese in diversi Stati.

Laurel durante la prima trasferta pretende di stare in un hotel anziché farsi ospitare in casa dei fedeli come gli altri membri del coro.

Ken le spiega che non hanno molti fondi a disposizione, ci si deve adattare e accettare l'ospitalità delle persone per cui cantano.

Allora Laurel in lacrime gli rivela che sua madre la faceva prostituire da bambina, spesso con uomini di chiesa, è ancora traumatizzata e per questo non vuole stare in quelle case, non si fida di quelle persone.

Di fronte a questa drammatica storia Delpha prende ancora più a cuore la ragazza, le paga gli alberghi e la tratta con premura.

Addirittura Delpha e suo marito Wille la adottano legalmente, Laurel ha 30 anni quando succede.

Ma presto si rende conto delle incongruenze nelle sue storie.

Nonostante tutto quello che i Nichols fanno per lei la sete di attenzione di Laurel non si placa.

Diventa molto amica di un corista a cui rivela di soffrire di personalità multiple a causa degli abusi sessuali e le violenze a cui la costringeva sua madre, ma di essere diventata molto brava a tenerle a bada.

Ill ragazzo realizza subito che ciò che racconta Laurel sembra estrapolato da un libro molto famoso all’epoca, Sybil.

Ricordate, anche Lawrence Padzer aveva visto il film tratto da quel libro, che racconta la storia, dichiarata come vera, di una ragazza affetta da schizofrenia che grazie all’ipnosi terapeutica ricorda i terribili abusi sessuali subìti dalla madre, così che la sua diagnosi viene modificata in disturbo da personalità multiple, infatti Sybil ne aveva create ben 16 per proteggersi dal mondo esterno.

La storia che Laurel racconta in quegli anni è molto simile a ciò che leggiamo nel libro, constata il corista.

A un certo punto Laurel non esce più , smette di cantare nel coro, dà lezioni di piano in casa e incassa gli aiuti statali per persone con disabilità.

Comunica a Rose e Willow che ora ha una nuova famiglia e non vuole più vederle.

Continua però a richiedere molte attenzioni agli amici, una ragazza a un certo punto, stremata dalle sue scenate e minacce, cerca di uccidersi.

Le persone attorno a lei cominciano a comprendere la sua vera natura e iniziano ad allontanarsi, di nuovo, sono preoccupati da ciò che Laurel può fare o dire.

Anche i Nichols le fanno notare che forse è meglio se trova una nuova sistemazione.

Negli anni ‘70 Laurel è quasi sempre ricoverata in ospedale, agli amici dice di avere una malattia del sangue che hanno solo 9 persone al mondo.

Ovviamente è una bugia, si trova lì per i suoi continui crolli nevrotici.

Durante la convalescenza legge un libro di Stormie Omartian, ex cantante e poi autrice americana cristiana famosa per le sue opere sul potere della preghiera e del perdono. 

Il testo che Laurel legge racconta gli abusi che l’autrice ha subito da bambina dalla madre, una donna mentalmente instabile.

Nella donna scatta nuovamente qualcosa.

Laurel la contatta, le racconta la sua storia, le comunica che insieme a un’amica hanno anche creato un gruppo di sostegno per le donne in difficoltà a Bakersfield, Victims Against Sexual Abuse, che viene anche pubblicizzato dai giornali locali.

Stormie è così colpita che la incontra e diventa sua amica, vuole aiutarla a raccontare la vicenda.

Inizia così la vita pubblica di Laurel, che inizia a partecipare a programmi radiofonici sul dramma degli abusi su minori.

Il destino vuole che la città di Bakersfield in quegli anni sia infiammata da un processo, di cui ho parlato nell’articolo su Michelle Smith.

Se ricordate lì ho parlato della day care sexual abuse hysteria, ovvero quella ramificazione del panico satanico che ha portato numerose famiglie a credere che i propri figli fossero stati vittime di abusi rituali satanici.

A Bakersfield 60 persone vengono accusate di fare parte di un culto satanista che abusa dei bambini.

Tutto era partito nel 1982 dalle accuse di Mary Ann Barbour, che stava lottando per la custodia esclusiva delle sue nipotine. Un giorno accusa i genitori di queste ultime di aver abusato di loro.

Sua figlia e il genero, insieme ad altre persone, sono parte di un gruppo di pedofili, sostiene la donna.

Mary accusa diverse persone, tutte scagionate, ma ormai la calunnia e il panico dilagano, tutti hanno paura e accusano un vicino, un collega, un parente.

Ma gli abusi non sono mai avvenuti, coloro che sono stati condannati ingiustamente faranno causa alla contea e al procuratore, che dovranno pagare quasi 10 milioni di dollari totali in risarcimento.

Viene dichiarato che ogni indagine era alla fine una irrazionale caccia alle streghe.

Ma questo avverrà 10 anni dopo, per intanto, mentre le indagini sono ancora in corso e il caso che viene dibattuto quotidianamente sui giornali, Laurel intravede una nuova opportunità per reinventarsi e parlare di sé.

Nel 1985 Laurel entra in contatto con Pat Thorton, madre affidataria di due bambini coinvolti nel caso di Bakersfield.

I Passantino riescono a intervistare la donna che ricorda quanto Laurel fosse assillante: “Mi chiamava ad ogni ora, dovevo correre da lei perchè ogni volta era isterica. Era come avere un altro figlio.

E’ a questo punto che Laurel comincia a parlare di setta satanica, prima di allora questo dettaglio non era mai stato inserito nelle sue storie.

Laurel un giorno le confida che ha paura a rimanere da sola, che i membri della setta la stanno ancora cercando, la perseguitano.

Qualche volta l’hanno anche rapita e costretta a partecipare a dei rituali, la minacciano.

Laurel racconta a Pat chi sono i capi di questa setta.

I primi resoconti sono vaghi, non si parla ancora di Viktor ma di due uomini: Elliot, che gestiva il giro di pornografia, e Johnathan, di cui Laurel è stata una schiava sessuale per anni.

Quest’ultimo la marchia sulla fronte, un cerchio, per ricordarle che lei è la sua preferita.

Nel libro Laurel dirà che era stato Viktor a marchiarla come fattrice.

Pat racconta ai Passantino che secondo lei quelle cicatrici in realtà erano solo rughe, che Laurel nascondeva spesso con delle fasce per capelli.

Le storie di Laurel diventano sempre più macabre, ricorda Pat, in questi anni comincia ad aggiungere un dettaglio, quello di aver sacrificato suo figlio Joey e di avere una videocassetta che la ritrae mentre uccide il neonato.

Avrebbe anche una foto in bianco e nero del cadavere, ma non ha mostrato mai nulla a Pat.

Però le fa capire che la setta che sta perseguitando lei è certamente connessa a quella che sta sfruttando i bambini a Bakersfield.

Per i Passantino è semplice capire da dove sia nata questa nuova ossessione di Laurel.

Pochi anni prima Michelle Smith aveva pubblicato il suo libro di memorie, poi sono iniziati uno dopo l’altro i contro gli insegnanti accusati di abuso rituale sui minori.

Laurel legge i libri e  gli articoli, vede i protagonisti in televisione, ne invidia la compassione e l’empatia che suscitano.

Immagina una nuova versione di se stessa, la estrapola nuovamente da altre esperienze, che fa sue in modo maniacale.

E ne vuole essere la protagonista, sempre e comunque.

Laurel comincia a interessarsi al caso della scuola McMartin, se ricordate ho parlato del caso nell’articolo su Michelle Smith, approdato ormai anche sulla tv nazionale.

Chiede a Pat se conoscesse qualcuno legato a quella scuola.

Pat la mette in contatto con un investigatore che ha seguito le indagini sulla scuola, Judy Hanson.

I Passantino raccolgono la testimonianza della donna: “Quando ho incontrato Laurel era su una sedia a rotelle, mi disse di essere malata terminale, aveva anche una bombola ad ossigeno. Aveva con sé una bottiglia, diceva che dentro c’era morfina per il dolore. Mi ha raccontato di aver subìto abusi rituali da bambina, sia a Bakersfield che a Los Angeles, perchè la setta la spostava continuamente. Poteva darci nomi, dati, informazioni.

Laurel è sicura: le persone che hanno abusato dei bambini nella scuola sono le stesse che avevano violentato lei da bambina, le consegna i video delle sue interviste e le trascrizioni delle sue memorie.

C’è una cospirazione, è una setta che ha adepti in tutto il Paese.

Lo sosteneva anche Lawrence Padzer, autore del libro Michelle remembers, psicologo esperto di sette sataniche, che era stato chiamato come consulente dall’associazione CII che aveva in cura proprio i bambini della scuola McMartin.

Laurel viene presentata ad alcuni genitori e riesce a convincere della sua storia un padre delle presunte vittime, Bob Currie, che le fa girare un video testimonianza.

L’uomo è entusiasta di aver trovato un adulto in grado di corroborare le storie dei figli.

Ma gli altri genitori sono scettici, sembra che Laurel stia dicendo loro esattamente ciò che vogliono sentire, è tutto troppo calzante e nel suo video non c’è nessuna rivelazione particolare, solo i dettagli usciti sui giornali o che loro le hanno raccontato.

Tutto è incentrato sul cercare di impietosire il pubblico, non c’è nulla di relativo alle indagini.

E infatti la registrazione non sarà usata in tribunale.

Ma il video è importante nel momento in cui si cerca di smascherare la sua versione.

In Satan’s underground, il suo libro verità, Laurel non aveva mai nominato la scuola McMartin o altri istituti, inoltre parla della madre come unica istigatrice degli abusi.

Ma nel video per il caso della McMartin Laurel parla di entrambi i genitori, che l’avrebbero costretta a partecipare a delle messe nere e rituali satanici già all’età di tre anni.

Nel libro gli abusi sarebbero iniziati più tardi, dopo il divorzio.

Laurel parla di una fattoria dove avrebbero girato i filmini pornografici ma non ci sono riferimenti ai viaggi a Bakersfield o a Los Angeles, tutto si era svolto a Tacoma o nelle zone limitrofe.

Un altro dettaglio che sconvolge i genitori che guardano il video è che Laurel dichiara di aver avuto una relazione omosessuale con Virginia McMartin, la proprietaria della scuola.

Una rivelazione morbosa, di cui non ha nessuna prova e che sembra eccessivamente assurda, creata per essere coinvolta maggiormente nelle indagini.

Ed avere più attenzioni.

Laurel alza la posta, ad alcuni genitori riferisce che è stata presente anche agli abusi nella scuola McMartin, è stata Virginia a costringerla.

La sua credibilità con le famiglie qui crolla, i genitori la allontanano.

Solo Bob Currie, nella sua disperazione di padre, non dubita di Laurel e la presenta a Johanna Michaelsen, che da poco ha pubblicato il libro The Beautiful Side of Evil. L’autrice aveva incontrato i genitori della McMartin per portare il suo supporto morale alle famiglie e Bob pensa che se c’è qualcuno a cui può interessare la storia di Laurel è proprio Johanna.

Lei le crederà sicuramente.

E infatti Johanna diventa subito amica di Laurel e la prende sotto la sua ala protettrice.

Laurel a quel punto si fa consegnare da Bob il video originale della sua testimonianza e poi taglia ogni rapporto con lui, Judy, Pat, con tutte le persone che l’avevano condotta fino a lì.

Non ha più bisogno di quella gente e del loro crescente scetticismo, ha Johanna adesso, e la donna le crede e la supporta nelle sue farneticazioni, perché sono utili per la sua battaglia personale contro ciò che lei ritiene diabolico.

Pochi mesi dopo, grazie all’intercessione e benedizione di Johanna, nel 1988 Laurel pubblica Satan’s Underground con lo pseudonimo Lauren Stratford.

Incredibilmente nessuno alla casa editrice verifica le informazioni, d’altronde la storia è troppo succosa per rischiare che qualcun altro la pubblichi.

Ma Laurel non ha fatto i conti con i Passantino, i due giornalisti che scrivono per il giornale cristiano Cornerstone, saranno loro i primi a contattare la famiglia e gli amici un anno dopo la pubblicazione del libro.

Investigano sulla pornografia, contattano addirittura l’FBI, e scoprono che negli anni in cui Laurel sostiene di essere stata ripresa per un mercato di video di pedopornografia questo tipo di mercato non esisteva, la produzione massiccia è inziata decenni dopo.

Anche i cosiddetti porno rings si sono sviluppati successivamente, anche grazie al potenziamento informatico.

Bob e Gretchen dopo aver messo insieme i pezzi cercano di contattare Laurel, le chiedono di portare prove della sua versione della storia, sono aperti ad ammettere di aver sbagliato l’interpretazione dei fatti, le danno il beneficio del dubbio.

Ma Laurel tentenna, risponde Johanna e altri amici importanti del dipartimento di polizia le hanno detto che non deve consegnare nulla.

Ci sono indagini in corso, dice, ma i Passantino sanno che sta mentendo.

Nessuno ha mai avviato indagini, d’altronde nessuno ha mai denunciato realmente alla polizia dei crimini.

I Passantino allora chiamano la Michaelsen per avere la sua versione, la donna commenta solo che ha visto il video di Bob Currie, ha letto le memorie di Laurel e tutto le sembrava credibile, dopotutto ci sono testimonianze analoghe. 

Spiega anche che è normale che un autore abbellisca la sua storia per accattivarsi il pubblico ed è anche comune che invece qualche dettaglio risulti poco chiaro.

Conta il risultato finale.

Riferisce inoltre di essersi fidata di alcuni collaboratori, loro le avevano detto di aver verificato tutto.

Eppure non è così, dicono i Passantino, visto che loro hanno già smascherato numerose bugie.

Ma è poi davvero possibile che Laurel abbia avuto una relazione omosessuale con Virginia McMartin, le chiedono? Questo è stato verificato?

La donna risponde che non lo sa.

Ma i Passantino lo sanno, no, non c’è stata nessuna relazione, Virginia era una donna eterosessuale e nessuno ne ha mai dubitato.

Uno dei genitori dei bambini coinvolti nel caso McMartin comunicano ai Passantino “Ci sentiamo violati, violentati da questi sedicenti cristiani che hanno sfruttato la tragedia dei nostri figli per le loro battaglie personali.

I Passantino chiedono allora i referti medici.

Laurel dice di aver avuto tre figli, vogliono le prove almeno di questo.

Ma la donna non ha nulla da inviare.

Chi l’ha conosciuta negli anni dei presunti stupri rituali afferma che no, la donna non è mai stata incinta, lo avrebbero certamente notato su una quattordicenne.

Willow, la sorella, nega che Laurel si sia mai presentata a casa incinta.

I due giornalisti nel 1990, due anni dopo l’uscita di Satan’s underground, pubblicano la loro inchiesta sul giornale Cornerstone, nel loro articolo però non condannano Laurel, credono che sia una donna che ha molto bisogno di aiuto terapeutico, è intrappolata nella sua bugia e ha trovato sul suo cammino persone che invece di aiutarla si sono approfittate dei suoi problemi per interesse personali.

Ma i Passantino non potevano certo immaginare quanto profondi fossero i disturbi e le bugie di Laurel.

La donna ha un disperato bisogno di attenzioni, di un senso di appartenenza, e per ottenerli prende ad esempio le storie di altre persone, gente che ha vissuto dei traumi, li ha raccontati, e per essi riceve affetto e rispetto.

Tutto ciò che agogna Lauren.

La donna nel frattempo pubblica altri due libri di memorie,  I Know You're Hurting e Stripped Naked.

In quest’ultimo testo uscito nel 1993 Laurel paragona la sua situazione alle violenze naziste perpetrate sugli ebrei, dicendo che anche allora nessuno voleva credere ai sopravvissuti, perché ciò che raccontavano era troppo sconvolgente.

Il libro fa spesso riferimenti all’olocausto e alla segretezza di certe operazioni compiute dai nazisti.

Se questi paragoni sembrano assurdi in un primo momento ecco che diventano più chiari in breve tempo.

Lauren Willson non è più Laurel Strafford.

Ha assunto un’altra identità, quella di Laura Grabowski.

Ed è una sopravvissuta all’Olocausto.

Laura sostiene di essere un’orfana ebrea polacca internata ad Auschwitz e di essere stata tra i bambini usati nei folli esperimenti del dottor Joseph Mengele.

A causa sua Laura era diventata sterile e occasionalmente cieca.

Dopo la guerra, racconta, è stata accolta in un orfanotrofio a Cracovia e poi nel 1950 viene trasferita negli Stati Uniti per essere adottata da una famiglia non ebrea all’età di 9 anni.

Laura/Laurel scrive una poesia, We are one, che pubblica su numerosi siti internet e forum di sopravvissuti all’Olocausto, un’opera dedicata a chi come lei ha vissuto gli orrori del nazismo.

Indossando una scintillante stella di David al collo Laura partecipa a talk show e programmi di cultura ebraica.

Laura mostra le sue cicatrici, parla della sua rara malattia del sangue, sono ciò che rimane degli esperimenti di Mengele. 

La sua nuova identità.

Tutto ciò che Laurel aveva collegato agli abusi sessuali rituali ora sono invece frutto delle torture subite ad Auschwitz.

Per anni Laurel aveva raccontato l’atroce destino dei suoi tre figli, concepiti durante gli stupri rituali e sacrificati in qualche snuff movie.

Ora Laura sostiene di essere sterile a causa delle operazioni chirurgiche subìte.

La donna inizia a frequentare gruppi di sostegno per sopravvissuti dell’Olocausto, in queste occasioni racconta di aver taciuto la verità per 50 anni perchè si vergognava ed aveva paura.

Un sentimento che molte di quelle persone condividono.

La colpa per essere sopravvissuti ove tanti sono morti, la paura di non essere creduti.

Per questo nessuno pensa che stia mentendo, ci sono passati tutti, sanno cosa vuol dire essere guardati con sospetto e scetticismo.

Laura si crea una nuova famiglia composta da persone che hanno vissuto i suoi stessi orrori.

Contatta una storica dell’Olocausto, Jennifer Rosenberg, le invia sul suo blog la sua storia e le chiede se nel suo prossimo viaggio studio ad Auschwitz può deporre dei sandalini rosa vicino alle camere a gas, in memoria di Ana, una bimba sua amica morta lì dentro.

Rosenberg lo fa e recita anche un kaddish per le piccole vittime, lo racconta sul suo sito internet.

Sul blog Laura fa amicizia con Monika Muggli, un’altra assidua frequentatrice del sito.

A lei rivela di essere molto malata, una grave malattia del sangue causata dagli esperimenti di Mengele.

E racconta di voler contattare un altro sopravvissuto all’Olocausto, Binjamin Wilkomirski, autore di Frantumi. Un'infanzia 1939-1948, libro pubblicato nel 1995 in cui l’uomo racconta la sua esperienza di bambino ebreo polacco internato ad Auschwitz.

Laura sente di avere un legame con lui e vorrebbe andare a trovarlo a Los Angeles, dove risiede.

Le loro storie sono molti simili, entrambi internati ad Auschwitz e vittime degli esperimenti di Mengele, entrambi rimasti orfani ed accuditi in un orfanotrofio a Cracovia.

Entrambi vengono poi trasferiti in altri Stati, Binjamin in Svizzera, Laura negli Stati Uniti, e tutti e due impiegheranno anni prima di scendere a patti col loro passato e raccontare la loro storia.

Binjamin Wilkomirski nel libro racconta di aver per anni represso i suoi ricordi, aveva incubi su un orrendo mostro grigio ma non capiva l’origine della sua paura, poi grazie alla terapia ha capito cosa gli era accaduto e ha iniziato a raccogliere le sue memorie per poi pubblicarle.

Da lì Wilkomirski viene invitato in diversi programmi tv come testimone ed esperto.

Laura inizia con lui una corrispondenza intensa in cui si raccontano nel dettaglio le loro esperienze, e la svolta è incredibile: l’uomo si ricorda di lei, sì, erano insieme ad Auschwitz.

Addirittura entrambi soffrono di una rara patologia del sangue causata dalle torture del medico di Auschwitz e tutti e due hanno sofferto della rottura del bacino per colpa delle violenze nel campo.

Non è una coincidenza, si dicono.

Le due storie a quel punto si corroborano a vicenda, Laura e Binjamin decidono di incontrarsi.

Ma il volo in prima classe per Los Angeles è costoso, i medici dicono che deve viaggiare comoda e lei quei soldi non li ha.

Ma Monika Muggli sì, e le presta 1000 dollari per il viaggio.

Laura e Binjamin si incontrano davanti alle telecamere della BBC il 19 aprile 1998 in una sinagoga di Beverly Hills, avendo entrambi un passato da musicisti si esibiscono insieme per il Child Holocaust Survivors Group di Los Angeles, lei canta e lui suona il clarinetto, interpretano una struggente Ode to the Little Ones.

I giornalisti durante le interviste assistono a una incredibile rivelazione.

Binjamin con commozione racconta di quando nel campo ha incontrato Laura e Ana, che lo hanno aiutato a rialzarsi dal fango e lo hanno confortato, ricorda che Laura aveva dei capelli biondi, quasi bianchi, gli sembrava un angelo.

Laura ricorda di questo bambino che però tutti chiamavano Andrzej, ma è sicura, è Binjamin, si erano fatti forza l’un l’altra nei giorni più bui, soprattutto quando Ana era morta.

Finalmente si sono ritrovati, dicono, era destino.

Durante l’incontro i due confermano reciprocamente le loro storie, i loro ricordi.

Anche i Passantino leggono la storia sui giornali, e la riconoscono.

Avevano dato a Laurel il beneficio del dubbio ma ora capiscono che la donna non lo merita più.

A 10 anni dalla prima indagine su di lei si rimettono all’opera.

Devono dimostrare che Laura è in realtà Laurel, che questo è l'ennesimo cambio di identità della donna.

Al momento, stranamente, nessuno aveva notato nulla.

Ma dopotutto la storia di Laura era credibile, e poi, chi mai si fingerebbe un sopravvissuto alla Shoah?

La risposta a questa domanda non è scontata, ma la daremo dopo.

I Passantino sono pronti a smascherare questa mitomane.

Non c’è dubbio che Laurel sia nata a Tacoma, Washington, il 18 agosto 1941, e che sia stata registrata con il nome Laurel Rose Wilson due giorni dopo la sua nascita da  Frank e Rose Wilson.

Scoprono anche da dove derivi il cognome Grabowsky.

I Passantino riprendono in mano gli appunti e le trascrizioni dei colloqui con Willow, la sorella di Laurel, in cui ricordava che spesso la sorella si trasferiva dai nonni materni quando era in crisi con i genitori.

I nonni si chiamavano Anton e Rosalia Grabowsky, erano i genitori di Rose ed erano dei cattolici polacchi immigrati in America.

Possiamo solo immaginare quanto sia stato alto il salto che i Passantino hanno fatto sulla sedia leggendo questi appunti.

Ma le uguaglianze non si fermano qui.

Laura Grabowsky come Laurel Willson è nata il 18 agosto 1941.

I Passantino entrano in possesso di alcune lettere scritte dalla donna alle associazioni di sopravvissuti all’Olocausto, in cui si firma Lauren Grabowski-Stratford

Stratford, ricordiamo, era lo pseudonimo usato per la pubblicazione dei libri sulle sette sataniche.

Nelle lettere Laura scrive anche il suo indirizzo e numero di telefono, che sono gli stessi dati usati da Lauren Stratford e Laurel Willson in più occasioni.

Anche il numero di previdenza sociale che Laura comunica alla World Jewish Restitution Organization è lo stesso di Laurel e Lauren.

Sì perchè Laura aveva contattato l’organizzazione per ottenere il risarcimento che spettava ai sopravvissuti dell’Olocausto, elargito da una banca svizzera.

E non solo, l’associazione benefica Jewish family services le ha donato più di 2000 dollari tra il 1998 e il 1999.

I Passantino passano al vaglio le immagini di Laurel nelle interviste che la donna aveva rilasciato in tv da Oprah e in altri programmi e le comparano con le foto di Laura pubblicate su alcuni giornali ebraici.

Controllano anche le foto che la sorella di Laurel, Willow, ha conservato, immagini di quando era da poco stata adottata e fotografie dei tempi della scuola materna.

La corrispondenza è innegabile, le due donne sono la stessa persona, e quella donna è certamente la bambina ritratta nelle foto di Willow.

Analizzano anche la versione di Laura Grabonski, che è incredibilmente lacunosa da un lato, ad esempio non rivela mai i nomi dei suoi defunti genitori, ma è troppo specifica dall’altro, come ad esempio il fatto che Mengele regalasse caramelle ai bambini o i dettagli raccapriccianti degli esperimenti.

Informazioni vere, ma che era possibile estrapolare da altri racconti.

Come era già successo Laurel attinge da altre fonti e costruisce una storia credibile ma non originale, fin troppo uguale a quelle a cui si è ispirata.

Quasi una copia carbone.

Ma non aggiunge mai nulla di veramente personale.

Inoltre, fanno notare i Passantino, l’enfasi sulla brutalità, sul dettaglio raccapricciante non è tipica di chi ha raccolto le proprie memorie sull’Olocausto.

La vita non è una sceneggiatura di un film splatter, è più facile che un testimone nel racconto si limiti al fatto  in sé e ometta ciò che può essere morboso o umiliante invece di raccontarlo con disinvoltura.

La stessa Laura cade in contraddizione sui particolari minori come il fatto che Wilkomirski, l’autore di Frammenti, ricordasse i suoi capelli biondi.

Storicamente è risaputo che i pazienti di Mengele venissero rasati come tutti gli altri internati, era impossibile che il suo amico l’avesse vista con una fluente chioma.

Viene anche fatti notare che i bambini sfruttati da Mengele difficilmente sopravvivevano, i casi sono rarissimi, e chi è fuggito alla morte aveva menomazioni e malattie terribili, a causa delle quali non sono vissuti a lungo.

Un dettaglio che invece che rafforzare indebolisce la storia di Laura.

Proprio il libro Frammenti sembra essere l’ispirazione principale di Laura, così come lo era stato Michelle Remembers ai tempi delle accuse alle sette sataniche.

La malattia del sangue, la frattura del bacino, la piccola amica morta ad Auschwitz, il laboratorio di Mengele, tutto ripreso dalla biografia di Wilkomirski.

I Passantino cercano delle prove tra i documenti sui sopravvissuti alla Shoah, tra i registri redatti dai nazisti sui deportati, i numeri dei tatuaggi, fotografie e video di quell’oscuro periodo.

Ma non c’è nulla su Laura Grabonski.

Non ci sono dubbi.

La persona che sostiene di essere Laura Grabonski è in tutta certezza Laurel Willson.

Il gruppo di sopravvissuti che erano diventati la sua famiglia sono scioccati, non sanno cosa pensare, la storica Jennifer Rosenberg dichiara di essere sempre stata all'oscuro di tutto e di non voler commentare oltre.

Bob e Gretchen cercano di contattare Laurel prima di pubblicare l’articolo, ma senza successo.

Di Laura Grabowski non c’è traccia. 

Si ritira a vita privata, morirà nel 2002, da sola, nessuno ha voluto riprendere i contatti con lei.

Ciò che emerge nella storia di Laurel/Lauren/Laura è uno schema simile a quello di Michelle Smith.

Per motivi diversi le due donne hanno cercato di dare un senso alle loro vite, ai loro traumi che non sapevano spiegare.

Michelle viene ipnotizzata e guidata nei ricordi, e lì si convince di essere stata vittima di una setta satanica, Lauren invece si autoconvince di essere qualcun altro, a seconda del libro che sta leggendo o delle notizie che legge sui giornali.

E si adatta. 

Ricopia.

E trova sempre qualcuno che le dà ragione, che le conferma la sua versione.

Purtroppo chi ha supportato Michelle e Laurel lo ha sempre fatto per tornaconto personale, mai in buona fede.

Laurel rimane invischiata in una identità per poi abbandonarla, come un serpente che cambia pelle quando è il momento di mutare, quando le attenzioni calano o la bugia viene smascherata.

E non è mai semplice per il pubblico arrivare alla verità, perché viene spontaneo credere a una vittima che racconta una storia tanto orrenda.

Come chiedevo poco sopra, chi mai si fingerebbe un sopravvissuto alla Shoah?

Adesso posso rispondere.

Più persone di quante crediate.

Perfino l’uomo che Laurel aveva riconosciuto come un altro bambino vittima di Mengele, il suo “amato Binji”.

Sì, perchè Binjiman Wilkomirski, la cui vita era diventata l’ennesima ispirazione di Laurel, non è un vero sopravvissuto dell’Olocausto.

Come lei si è inventato tutto.

Ma questa è un’altra storia…






martedì 29 aprile 2025

Panico satanico, come tutto ha avuto inizio.

Le cacce alle streghe sono sempre esistite.
Ogni epoca ha visto un periodo oscuro in cui l’intero villaggio si scagliava contro un capro espiatorio, torce alla mano.
Cambia l’identità della vittima designata, cambiano le modalità, ma non c’è stato villaggio che non abbia puntato il dito contro un necessario nemico comune.
Qualcuno da designare come causa di ogni male, di ogni anomalia nelle loro vite, della devianza e ribellione che colpisce i loro figli.
Qualcuno che ci tolga ogni responsabilità.
Non è colpa nostra, è di qualcuno che opera contro di noi.
E non appena si identifica il capro espiatorio si scatena il panico, l’isteria collettiva che porterà a vedere questo oscuro male ovunque.
Non si salvano i vicini di casa, i familiari, i colleghi.
Negli anni ‘80 assistiamo alla nascita di quel fenomeno di isteria di massa noto come panico satanico, che perseguiterà molti Paesi fino agli anni ‘90, con strascichi successivi.
Un fenomeno così totalizzante di cui parleremo in diversi articoli.
Tutto inizia con un libro.
Nel 1980 lo psicologo canadese Lawrence Padzer pubblica il libro Michelle remembers, dove racconta la storia di una sua paziente, Michelle Smith.



La donna nel 1973 si rivolge a Padzer per iniziare un percorso terapeutico, soffre infatti da anni di depressione che si è acuita dopo un aborto spontaneo
Dopo 3 anni di terapia Michelle dice di avere dei ricordi che non riesce a far riaffiorare ma che secondo lei sono le radici più profonde della sua depressione.
L’aborto è stato solo il fattore scatenante, c’è altro, ma lei non lo ricorda.
La donna ha anche incubi terribili di ragni che le escono dalla pelle delle mani, sembrano così reali che forse è successo davvero.
Padzer decide di ricorrere all’ipnosi.
La tecnica usata dallo psicologo, che rientra nelle terapie per le memorie represse (recovered-memory therapy), è controversa e criticata, ma Padzer sostiene di saperla padroneggiare, e che se usata correttamente può aiutare i pazienti a ricordare eventi che la mente ha occultato.
Durante una delle prime sedute di ipnosi Michelle inizia a gridare, per mezz’ora è impossibile fermare le sue urla, poi inizia a parlare con la voce di una bambina di 5 anni, spaventata e che cerca aiuto.
Padzer capisce che hanno trovato qualcosa, la radice del male che affligge la sua paziente.
Per 14 mesi Michelle viene sottoposta a ipnosi e piano piano rammenta di aver subìto abusi sessuali durante l’infanzia, ricordi che la sua mente ha nascosto per proteggerla.
Colpevoli di questi abusi sarebbero la madre della donna, Virginia Proby, e altre persone.
Questi atti deviati, emerge dopo alcune sedute, sono stati commessi durante dei rituali satanici.
La signora Proby e gli altri abusatori sono infatti membri di una setta di adoratori del diavolo che ha molti membri nella città di Victoria.
Un giorno Virginia avrebbe detto a Michelle “Ora non mi appartieni più, appartieni a Satana”.
Secondo Padzer la setta è una succursale canadese della ben più ampia organizzazione Church of Satan, che opera e ha membri in tutto il mondo.
Michelle ricorda che è iniziato tutto quando aveva 5 anni, tra il 1954 e il 1955.
Durante la messe sataniche la bambina veniva stuprata, torturata e costretta a partecipare a sacrifici umani.
Deve bere la sua urina e mangiare carne umana, viene battezzata col sangue dei bambini uccisi in brutali rituali.
Viene messa in una bara, attorno a lei i satanisti ballano, la leccano.
Per due mesi Michelle viene tenuta prigioniera dalla setta e rinchiusa in una gabbia.
Satana le è apparso durante le cerimonie, Michelle durante l’ipnosi ne traccia un disegno.



Michelle ha sul corpo un segno, una macchia che viene identificata come “coda di Satana” per la sua forma.
Michelle un giorno viene liberata, sale in macchina con una adepta della setta che le fa vedere che sul sedile del passeggero c’è un cadavere, una ragazza, l’ennesima vittima sacrificale.
La donna inscena un incidente stradale per occultare il corpo e uccidere la piccola testimone e scappa, ma Michelle si salva miracolosamente.
Padzer decide di condividere i colloqui di Michelle con il pubblico, era una testimonianza incredibile e tutto il mondo doveva essere messo in guardia da questo occulto pericolo.
Michelle acconsente.
Padzer ne parla con due sacerdoti, padre Guy e padre Leo, che suggeriscono alla donna di farsi battezzare e convertire alla chiesa cattolica, e Michelle accetta.
Viene informata la diocesi, il vescovo della diocesi di Victoria, Reni De Roo si offre per fare loro da mecenate, così i tre vanno a Roma insieme per portare le loro scoperte in Vaticano.
Nel 1980 viene pubblicato il libro Michelle remembers.



Padzer e Michelle organizzano una vera e propria tournée per promuovere il libro e raccontare la storia della donna.
Partecipano a convegni, dibattiti e trasmissioni televisive e radiofoniche.
Nel frattempo entrambi divorziano dai rispettivi coniugi e poco prima dell’inizio della loro predicazione si sposano.
Si scopre che quello di Michelle non è un caso isolato.
Dopo quasi 10 anni dall’uscita di Michelle remembers la donna viene intervistata da Oprah Winfrey nella sua omonima trasmissione TV, insieme a lei c’è un’altra vittima degli abusi sessuali rituali di stampo satanista, Lauren Stratford, che aveva pubblicato tre libri, il più famoso all’epoca era Satan's Underground, dove raccontava della sua esperienza.
Figlia adottiva di una maestra e di un bibliotecario, Lauren cresce in una famiglia di fede evangelica nello stato della California.
Nei suoi libri racconta di come gli abusi siano iniziati quando aveva sei anni, la madre adottiva la costringeva a prostituirsi e a partecipare a video pedopornografici per pagare le bollette.
Laurel venne poi iniziata ai rituali satanici, i genitori adottivi la portarono a una messa nera e la offrirono come sacrificio.
Da lì Laurel sarebbe stata stuprata e torturata per anni, fino a quando, diventata maggiorenne, se ne era andata di casa.
Laurel nei suoi libri afferma di aver avuto tre figli, nati dagli stupri rituali, e che tutti le furono portati via per essere uccisi, i loro omicidi sarebbero stati immortalati in orribili snuff movies.
Le due donne, nate in anni e Stati differenti, avevano vissuto le stesse esperienze traumatiche.
Dunque c'era davvero una rete di satanisti che operava in tutti gli Stati americani.
Con gli interventi televisivi e la tournée il panico satanico comincia a concretizzarsi.
Padzer diventa un portavoce della lotta contro gli abusi satanici rituali, partecipa a molte trasmissioni e convegni in qualità di esperto.
Ciò che dichiara è sconcertante, c’è davvero una setta satanica di dimensioni mondiali, i cui membri potrebbero essere i nostri vicini di casa, i colleghi, gli insegnanti della scuola dove mandiamo i nostri figli.
Sono proprio gli istituti scolastici a diventare teatro di casi incredibili ed eclatanti, che rinvigoriranno anno dopo anno la teoria per cui i satanisti sono tra noi.
Nel corso degli anni ‘80 hanno luogo negli Stati Uniti una serie di processi sconvolgenti che mettono in allarme le comunità americane.
Lawrence Padzen, che come dicevamo era stato ormai incoronato come esperto del settore, viene chiamato come perito in un caso in particolare, quello della scuola McMartin.
Peggy McMartin Buckey era la direttrice di una scuola materna privata a Manhattan beach, in California, l’istituto era stato fondato da sua suocera Virginia.
Nel 1983 suo figlio Ray Buckey, che lavorava nella scuola, viene accusato da Judy Johnson di aver sodomizzato il figlio Matthew, di due anni.
Il bambino aveva difficoltà e dolori quando defecava, pertanto la donna si allarmò così tanto da chiedere spesso al figlio su cosa potesse aver causato quella situazione, se fosse successo qualcosa.
Matthew racconta di non saperlo, però racconta alla madre di situazioni spiacevoli avvenute a scuola, da lì la donna sporge denuncia.
Ray viene interrogato, il bambino visitato, e non essendoci nessuna prova di abusi l’uomo viene rilasciato.
Nonostante questa conclusione il capo della polizia di Manhattan Beach decide di inviare una circolare alle famiglie che mandavano o avevano mandato i figli alla McMartin school, chiedendo collaborazione per un caso che stavano seguendo.
La lettera era estremamente esplicita su ciò di cui Ray era accusato, “sesso orale, accarezzamento di genitali, delle natica o dell'area del torace oltre a sodomia, commessa con il pretesto di prendere la temperatura del bambino. Potrebbero essere state scattate foto ai bambini senza i loro vestiti.”, e invitava i genitori a chiedere ai figli se fosse successo qualcosa mentre erano con lui e di comunicarlo alla polizia.
Nella lettera si specificava che non c’era nessuna prova che la scuola fosse coinvolta in qualcosa di illegale.
Un’operazione inusuale che scatenò il panico tra i genitori che iniziarono a interrogare i figli e a confrontarsi tra di loro su ciò che i bambini avevano raccontato.
I bambini subirono notevoli pressioni da parte dei genitori e successivamente dagli psicologi che li intervistavano, alla fine iniziarono a raccontare di aver partecipato a messe nere, rituali satanici, di aver ucciso animali e neonati.
Di tutto si occupava la Children's Institute International, un’organizzazione no profit contro gli abusi su minori, che grazie a questo caso fece la propria fortuna.
Per ogni bambino interrogato l’associazione riceveva 455 dollari, la CII ricevette inoltre 350.000 dollari in aiuti statali.
I colloqui con i bambini non erano gestiti in modo limpido.
Kathleen MacFarlane, la direttrice della CII, intervistò i bambini coinvolti nelle indagine, nei suoi colloqui utilizzò diverse metodologie tra cui l’uso di bambole anatomicamente corrette per far mimare ai bambini le dinamiche intercorse con il personale della scuola.
La donna lavorava da tempo come assistente sociale e come psicoteraputa, ruolo per il quale però non aveva nessuna qualifica e preparazione.
Tutto il colloquio era gestito in modo tale che i bambini mettessero in scena gli stupri rituali con i pupazzi, una tecnica molto discussa e controversa perché la lettura del gioco dei bambini è molto soggettiva, inoltre le risposte vengono in qualche modo suggerite e guidate dalle domande poste dal terapeuta.
La dottoressa e pediatra Astrid Heppenstall Heger dichiara di aver visitato i bambini e di aver trovato tracce di penetrazione anale in molti pazienti, ma secondo molti esperti le sue dichiarazioni erano poco attendibili e frutto di una autoconvinzione, dato che stava cercando segni di abusi sessuali li aveva visti dove non c’erano.
La donna, che aveva fondato il Center for the Vulnerable Child (CVC) e lavorava con molte associazioni per la difesa dei minori, aveva un bias personale che la portava a vedere abusi in ogni caso che le veniva presentato.
Ormai però i media avevano iniziato a raccontare la storia.
Uno dei giornalisti di maggior rilievo, Wayne Satz della KABC TV di Los Angeles, era diventato una sorta di portavoce delle famiglie e dichiarava in diretta nazionale che i bambini erano vittime di stupratori devoti al diavolo.
Satz aveva anche intrapreso una relazione con Kathleen MacFarlane, la quale comincia a rilasciare interviste in cui dichiara che secondo lei esiste una cospirazione, gruppi di satanisti che abusano e stuprano i bambini in tutti gli Stati Uniti.
Non ha mai fornito prove di questa teoria.
Nel 1984 la famiglia McMartin/Buckley e alcuni insegnanti andarono a processo con l’accusa di abuso su minore, le vittime erano stimate a 48 bambini.
Agli imputati fu proposto più volte di patteggiare ma tutti rifiutarono dichiarandosi innocenti.
Nel 1986 la mamma del bambino 0, Judy Johnson, muore a causa del suo alcolismo cronico, e viene rivelato che soffriva di schizofrenia paranoide.
Le sedute della Macfarlane vengono smontate in aula dato che era evidente che i bambini fossero stati istruiti sulla versione da raccontare.
Michael P. Maloney, psicologo e professore di psichiatria, ha screditato il lavoro della CII, definendolo coercitivo e dimostrando come ad ogni domanda i bambini, ormai indottrinati a compiacere gli adulti, rispondevano in modo affermativo, anche a quelle in contraddizione tra loro.
Le sedute erano state registrate, in tribunale dalla visione dei filmati diventa evidente un modus operandi per cui il bambino viene guidato sulle risposte da dare, anche in modo aggressivo, infatti se rifiutava di ammettere gli abusi si puntava sulla minaccia o il senso di colpa per farlo crollare.
Maloney spiega che nei colloqui con i bambini sono questi ultimi a dover parlare e raccontare la propria storia, qui invece vediamo il terapista diventare protagonista della seduta, lasciando poco spazio ai pensieri dei piccoli pazienti per proporre una sua versione dei fatti e farla imparare ai pazienti.
Un esempio:
la terapista chiede “Ricordi che ti hanno fatto foto mentre eri nudo?”, e il bambino risponde: “No, non me ne hanno fatte.”.
La terapista insiste: “Ok ti lascio pensare un attimo, forse non lo ricordi.”, per poi ripetere la domanda fino a che la risposta non diventa affermativa.
Maloney afferma che ai bambini sono stati impiantati falsi ricordi, una sorta di lavaggio del cervello che aveva sviluppato nei bambini idee sempre più assurde e incredibili, una escalation improbabile di eventi.
I piccoli testimoni passarono dal raccontare episodi plausibili come l’aver visto film pornografici in compagnia dei maestri al sostenere che l’attore Chuck Norris fosse presente agli stupri, affermarono di aver partecipato a omicidi rituali, che Ray li portava in un tunnel sotterraneo dove li stuprava e poi li riportava a casa. Vengono descritte orge in luoghi pubblici, e i bambini sostengono di essere stati fatti scivolare nei water per accedere a stanze segrete.
Addirittura venne testimoniato che Ray Buckler fosse capace di volare, come le streghe.
Venne rivelato in tribunale che Lawrence Padzer era stato contattato come esperto e aveva incontrato le famiglie dei bambini, aveva parlato con loro della terribile vicenda descritta nel libro Michelle remembers, influenzando così i genitori che avevano parlato con i bambini in cerca di confronti e risposte, condizionando la loro versione dei fatti.
Nel 1990, dopo tre gradi di giudizio, gli imputati vennero prosciolti da tutte le accuse, in quanto non esistevano prove degli abusi commessi.
La famiglia McMartin/Buckley e gli altri imputati tentarono di fare causa alla CII, ma l’agenzia, essendo collaboratrice dello Stato, aveva l’immunità, e non fu possibile farlo.
Molti giornalisti cominciano ad additare i protagonisti accusatori di questa indagine come dei ciarlartani e bugiardi che si erano inventati delle storie per tornaconto personale o paranoia, e che non si erano davvero prodigati per cercare la verità, ormai esaltati dalla loro missione di salvare i bambini.
Solo nel 2005 uno dei bambini, ormai adulto, racconterà del lavaggio del cervello fattogli durante i colloqui col CII.
Ma mentre il processo procede la stampa continua ad additare la scuola come un covo di satanisti, e prosegue la campagna di terrorismo mediatico.
Il reporter Wayne Satz nel frattempo ha interrotto la relazione con la MacFarlane ma si fidanza con l’avvocato della procura Lael Rubin, che si era occupata del primo processo, ma continua a raccontare la versione della CII sugli abusi nella scuola, nonostante le assoluzioni.
Anche perché spuntano fuori casi simili a quello della scuola McMartin.
Nasce quella che diverrà nota come la Day-care sex-abuse hysteria, una ramificazione specifica del panico satanico, che riguarda la convinzione che nelle scuole siamo sempre presenti dei predatori sessuali.



In North Carolina alcuni insegnanti del Little Rascals Day Care Center di Edenton vengono arrestati con l’accusa di stupro rituale di stampo satanico ai danni di 90 bambini.
E a San Diego, in California, vengono contestate accuse di abusi rituali su minori disabili ad alcuni membri della Faith Chapel Church.
La dinamica è la stessa: si sospetta un abuso, la polizia indaga e nel frattempo i genitori parlano tra loro, interrogano i bambini che vengono portati da terapisti che pressano i piccoli pazienti, creando un nuovo panico.
Tutti i processi dichiarano l’innocenza degli imputati per mancanza di prove.
Anche qui i bambini vengono condizionati dalle domande di genitori e psicologi, arrivano a dichiarare di essere stati violentati con coltelli e forchette, eppure nessuno degli studenti era stato portato in ospedale per emorragie in quei mesi e gli esami medici non rivelano segni o cicatrici.
I piccoli pazienti raccontano storie sempre più assurde.
Gli studenti della Little Rascals avrebbero fatto dei viaggi in dirigibile tra un omicidio rituale e l’altro.
Nel caso che vedrà coinvolta la scuola Fells Acres in Massachusetts un bambino dirà di aver sacrificato un elefante durante una messa nera.
Tutto era nato da un bambino di 4 anni a cui avevano cambiato i vestiti dopo che aveva fatto la pipì a letto durante il riposino.
I genitori tempo dopo lo sorprendono a fare giochi “sessualmente indirizzati” con un cugino. Interrogato il figlio scoprono del cambio di vestiti e interpretano l’episodio come una molestia sessuale. La madre del bambino aveva subìto molestie sessuali da piccola, ha il terrore che ora stia succedendo lo stesso al figlio.
Anche qui la polizia, che arresta un insegnante, parla con i genitori dei compagni di classe della presunta vittima, li invita a chiedere ai figli se hanno subìto molestie.
Ovviamente, dopo molte pressioni, i bimbi confermano le loro paure.
A condurre i colloqui è un’infermiera pediatrica, Susan Kelley, che utilizza le bambole per mimare le dinamiche degli abusi, come faceva la MacFarlane, e mente ai bambini per ottenere le risposte che vuole.
A una bambina nega fortemente gli abusi la Kelley dice che era stata una sua amichetta a dire che li aveva subìti anche lei, e “di certo la tua amichetta non è una bugiarda” la rimprovera la dottoressa, e solo allora la piccola paziente ritratta.
Anche la Kelley ha interessi in gioco, non vuole sfigurare, da anni partecipa come esperta a dibattiti televisivi sulle molestie sessuali sui bambini.
Se un bambino nega gli abusi lei lo incalza, lo ricatta moralmente, finché non cede.
I piccoli testimoniano che i maestri li avrebbero stuprati con coltelli, stoviglie, bacchette magiche.
Un maestro si sarebbe travestito da clown per violentarli, e ovviamente poi c’era l’elefante.
Gli imputati in questo caso patteggeranno delle pene più miti per la paura di passare la vita in prigione.
I processi non riguardano solo istituti scolastici, nella contea di Kern in california 60 persone vengono accusate di fare parte di un culto satanista che abusa dei bambini.
Nel 1982 Mary Ann Barbour, che lotta per la custodia esclusiva delle nipotine, accusa i genitori di queste ultime di aver abusato di loro.
Sua figlia e il genero, insieme ad altre persone, sono parte di un gruppo di pedofili, sostiene la donna.
Mary accusa Scott e Brenda Kniffen, i cui figli sono compagni di scuola delle nipoti. I ragazzini vengono interrogati e confermano gli abusi.
Dopo numerose indagini viene appurato che i ragazzi hanno mentito e i coniugi vengono scagionati.
A questo punto sarà un susseguirsi di casi analoghi nella contea, con processi farsa e persone innocenti ingiustamente condannate.
John Stoll, un carpentiere di 41 anni, viene condannato a 40 anni di prigione per stupro di minore e per produzione di materiale pedopornografico (mai trovato), ci rimarrà per 19 anni fino a che una delle vittime ritratta.
Durante un’udienza il ragazzo e altri testimoni rivelano che gli abusi non sono mai avvenuti.
Stoll e altri imputati condannati ingiustamente faranno causa alla contea e al procuratore, che dovranno pagare quasi 10 milioni di dollari totali in risarcimento.
Viene dichiarato che ogni indagine era alla fine una irrazionale caccia alle streghe.
Nel frattempo però, per incompetenza e fanatismo, tante vite vengono sconvolte e distrutte.
Questa ossessione per le sette sataniche è a tutti gli effetti una forma di panico collettivo ingiustificato e col tempo diversi esperti iniziano a smontare le teorie esposte dal libro Michelle remembers.
Queste analisi saranno molto importanti per il proscioglimento degli imputati nei processi per abuso rituale dei minori, perchè dimostreranno il fanatismo e la malafede degli accusatori coinvolti.
Lawrence Padzer era sempre stato considerato un professionista accreditato ma la sua posizione comincia a vacillare.
Padzer a un certo punto, nella sua predicazione, inizia a esagerare.
Viene denunciato per calunnia da Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, per le sue dichiarazioni secondo cui le persone che avevano abusato della moglie fossero parte della sua congregazione.
Solo che la Chiesa era stata fondata nel 1966, mentre Michelle avrebbe subìto i primi abusi nel 1955.
Lavey afferma che il libro non rispecchia assolutamente ciò che è in realtà il satanismo della sua Chiesa, ma è un'accozzaglia di stereotipi dannosi.
Nell’ottobre del 1980 il giornalista canadese Paul Grescoe decide di investigare sulle dichiarazioni di Michelle Smith.
Rintraccia il padre della donna, Jack Proby, che nega le accuse.
Grescoe fa notare che nel libro non si parla delle sorelle di Michelle, né delle indagini fatte dalla polizia sugli eventi terribili raccontati nel libro.
Padzer ha mai informato la polizia degli abusi dopo le rivelazioni di Michelle? Sembra di no, ha solo scritto il libro.
Cosa che risulta strana, visto che lo psicologo da anni denuncia l’esistenza di una cospirazione nazionale di satanisti.
Questa stessa obiezione viene portata anche da Debbie Nathan e Michael Snedeker, autori del libro Satan’s Silence: Ritual Abuse and the Making of a Modern American Witch-Hunt, del 1995.
Nel libro Michelle dice che c’erano state segnalazioni alla polizia contro la sua famiglia e che i satanisti avevano cercato di ucciderla in un incidente d’auto.
Di tutto ciò non esisteva nessun rapporto di polizia.
Come non esiste una massiccia denuncia di neonati scomparsi in Canada in quegli anni.
Michelle parla di sacrifici umani di bambini, da dove venivano le vittime se non ci sono state segnalazioni di scomparse?
L’agente Kenneth Lanning dell’FBI è dello stesso parere.
Non si sono registrati rapimenti sospetti nella zona o nel Paese, non nelle modalità descritte da Michelle, così come non sono mai stati trovati cadaveri.
Se sei a conoscenza di reati così gravi dovresti dare dettagli alle forze dell’ordine, così che venga fatta giustizia” sostiene Lannings.
L’agente ha un certo interesse per la questione, il suo primo istinto è di essere d’aiuto, pensa sia utile identificare i casi e le persone di cui parla Michelle nel libro.
Ci prova in autonomia, ma non trova nulla.
Decide di partecipare a una conferenza di Padzer nella città di Virginia nel 1987.
C’erano molti poliziotti tra il pubblico, ricorda Lannings, tutti avevano domande, ma Padzer ogni volta che il quesito richiede maggiori spiegazioni diventa evasivo, cambia argomento.
Soprattutto quando la domanda viene posta a Michelle è evidente che qualcosa non torna, perché la donna dice qualcosa, brevemente, e poi guarda Padzer, che prosegue nella risposta al posto suo.
Così Lanning interviene: “Perchè non lascia rispondere lei?”
Padzer dà una spiegazione sbrigativa: Michelle ricorda gli abusi solo durante le sedute di ipnosi, per questo le hanno registrate e trascritte, ma finita la seduta la sua memoria è di nuovo confusa, i ricordi sono svaniti, per questo spetta a lui fare chiarezza.
Sono io il depositario della sua storia ora.” dichiara Padzer.
A quel punto, ricorda l’agente dell’FBI, in molti hanno smesso di prendere appunti.
Lanning dice che Padzer aveva iniziato a parlare di Michelle usando la parola “compagna”, “moglie”, e l’agente dell’FBI è scioccato, quanto può essere inappropriata questa cosa?
In quegli anni infatti Padzer e Michelle avevano divorziato dai rispettivi coniugi, e si erano sposati.
Nel 1990 il Dipartimento di giustizia ammette che sono stati investiti milioni di dollari per investigare sull’esistenza delle sette sataniche e per individuare eventuali congregazioni, inoltre ci fu una massiccia produzioni di materiale informativo che avvisava la popolazione di un possibile pericolo.
Soldi sprecati secondo Robert Hicks del Dipartimento: “Prima di Padzer e Smith non avevamo mai ricevuto segnalazioni su sette sataniche o stupri rituali sui bambini. Dopo il libro non si parlava d’altro.”
Si scoprono altre incongruenze.
Nel libro Michelle dichiara di ricordare di essere stata tenuta prigioniera dalla setta per due mesi, ma Grescoe parlando con insegnanti e vecchi amici scopre che la donna non è mai scomparsa per un periodo così lungo, frequentava regolarmente la scuola e veniva vista in giro con i genitori.
Altri giornalisti si interessano al caso, e come Grescoe non trovano molte risposte, non ci sono persone, a parte il padre di Michelle, che possono confermare o smentire ciò che è successo negli anni ‘50.
Si cerca di confutare la versione di Michelle cercando tra i referti medici.
A prima vista Michelle non presenta né cicatrici né segni sospetti.
La coda di Satana, quella cicatrice di cui parla Michelle, secondo un medico che l’aveva avuta in cura altro non era che una forma di dermatite causata da un’allergia a un bagnoschiuma.
Una bambina di 5 anni torturata e stuprata per mesi dovrebbe ricevere delle cure mediche a un certo punto, ma non ci sono referti ospedalieri.
L’indagine di Grescoe si arena, il giornalista non trova molte informazioni, inoltre in quel periodo l’interesse è per i processi alle scuole di cui abbiamo parlato prima, il panico satanico è ancora troppo intenso per riuscire a spiegare la situazione in modo razionale e avanzare dei dubbi.
Ci vorranno anni prima che qualcuno riprenda in mano la questione.
Nel 2002 lo scrittore esperto di paganesimo Kerr Cuhulain, autore di tanti libri sulle religioni e in particolare sulla religione Wicca (è lui stesso un fedele), cerca di smontare la versione di Michelle.
Non è possibile non rintracciare l’esistenza di un culto così massiccio, dovrebbero esserci altre testimonianze simili. Inoltre i rituali come quelli descritti dalla donna sono impossibili da concretizzare, durano settimane e prevedono la presenza di almeno 50 persone, quindi è di nuovo impossibile che nessuno abbia notato l’assenza di così tanti individui da scuole, luoghi di lavoro, quartieri.
Secondo Michelle i rituali venivano celebrati in uno dei cimiteri più grandi di Victoria, Cuhulain fa notare che il luogo è circondato da case, non è possibile che nessuno non abbia visto qualcosa.
A meno che quel qualcosa non sia mai avvenuto.
Michelle non ha mai saputo descrivere l’aspetto fisico dei presenti, cosa strana visto che teoricamente vedeva quelle persone regolarmente.
L’unica cosa che ricordava è che agli adepti spesso mancavano delle dita, dettaglio singolare che poteva permettere di identificare dei possibili sospetti, ma chi ha indagato non ha mai trovato riscontri.
Cuhulain spiega inoltre che molti dei ricordi di Michelle sembrano estrapolati da film horror e dalle tradizioni tribali di cui era esperto Padzer, che aveva lavorato per anni in Africa.
Secondo lo scrittore Smith provava una forte attrazione per Padzer già dalle prime sedute e per continuare la terapia e vederlo regolarmente ha assecondato le sue supposizioni sui ricordi repressi.
Cuhulain si pone e pone una domanda importante: perché nessuno ha verificato questi dettagli prima della pubblicazione del libro o prima di istituire dei processi contro le scuole?
Probabilmente perchè l’opinione pubblica aveva e ha un grosso peso in queste questioni.
La gente era ormai isterica, il panico satanico aveva infettato la popolazione, non si poteva più tornare indietro.
Col tempo altri esperti si allinearono con le posizioni di Cuhulain, il libro Michelle remembers, dichiarano, è costruito su falsità e ricordi indotti.
Molti psicologi ribadiscono quanto l’uso dell'ipnosi sia pericoloso proprio perché non è possibile stabilire e distinguere tra ricordi reali e fantasie nate da letture o visione di film, o da condizionamenti esterni.
Padzer, secondo alcuni suoi colleghi, ha creato in Michelle dei ricordi falsi, e la donna non è stata in grado di distinguerli da quelli reali perché durante l’ipnosi ogni esperienza sembra incredibilmente vivida.
Inoltre Michelle si fidava del suo terapista, e seduta dopo seduta ogni ricordo diventava sempre più nitido e innegabile.
Secondo molti psicologi dunque è plausibile che la storia di Michelle sia una mistificazione.
Nel 2023 esce il documentario Satan wants you, scritto dai registi Sean Horlor e Steve Adams, che finalmente scardinano una consistente rete di bugie.
Horlor racconta di ricordare che da piccolo era frequente sentir raccontare storie di neonati scomparsi e la gente li collegava in automatico all'esistenza di sette sataniche che praticavano omicidi rituali.
Solo che poi il 90% di questi racconti erano il classico sentito dire, non era scomparso nessun neonato, ma la gente ci credeva davvero, perchè il libro Michelle remembers aveva già iniziato a spopolare.
Un giorno Horlor e Adams si ritrovano il libro tra le mani mentre scrivono i copioni di un programma televisivo.
Decidono di farne un documentario, la storia è incredibile, ed entrambi si ricordano del panico satanico che si era scatenato in quegli anni.
La sceneggiatura ha però una svolta inaspettata, si trovano a scoprire una storia ben diversa da quella raccontata nel libro.
I due registi intervistano molte persone, tra cui gli stenografi che hanno trascritto le sedute di terapia di Michelle, la sorella della Smith, Charyl, e la prima moglie di Padzer, Marilyn, con la loro figlia Theresa.
Charyl, che per anni aveva evitato interviste, si apre con i due registi, e racconta di come il libro abbia sconvolto l’intera famiglia e sostiene che i ricordi di Michelle sono falsi.
Quando uscì il libro la loro madre era morta da poco e non poteva ribattere contro le bugie della figlia.
Charyl la ricorda come una donna buona, cristiana, di certo non una molestatrice di bambini o una satanista.
La sorella Michelle inoltre non era mai scomparsa da casa, non l’aveva mai vista dolorante o ferita.
Anche Marilyn e la figlia Theresa avevano tenuto un profilo riservato.
La donna aveva conservato ogni lettera, ogni ricevuta, le aveva consegnate alla polizia ma nulla di più, lo faceva per scrupolo ma dopotutto non c’era un reato da contestare.
Decide con la figlia di parlare con Horlor e Adams, finalmente possono raccontare la loro versione della storia.
Michelle Smith era una paziente come tante altre, ma poi qualcosa è cambiato.
Marilyn racconta che una sera lei e Lawrence stavano guardando un film in TV, Sybil, che raccontava la storia di Shirley Ardell Mason, una delle prime donne ad essere curate per il disturbo dissociativo della personalità.
Il film è uscito nel 1976, lo stesso anno in cui Michelle inizia le sedute di terapia con Padzer.
La pellicola era tratta dal libro della giornalista Flora Rheta Schreiber, che aveva raccolto le testimonianze della donna e della sua terapista, la
dottoressa Cornelia B. Wilbur.
La ragazza si era rivolta alla psicoanalista per dei problemi di ansia e perdita di memoria, e dopo diverse sedute di ipnosi e terapia farmacologica la Wilbur era riuscita a far emergere la verità: Shirley soffriva di un disturbo dissociativo della personalità, noto prima di allora come personalità multiple.
La ragazza infatti dopo anni di abusi sessuali e psicologici perpetrati dalla madre aveva sviluppato 16 personalità.
La storia merita un capitolo a parte, ne parlerò, per ora per essere sintetici e non dilungarsi troppo diciamo solo che anche la storia di Shirley/Sybil fu molto contestata, proprio per l’utilizzo dell’ipnosi come metodologia per portare a galla ricordi confusi.
Marilyn ricorda che mentre guardavano il film il marito le disse che sperava di diventare un giorno famoso come la Wilbur, “Non voglio essere uno psicologo qualunque.
Poi si ricordò di avere una paziente molto simile alla Sybil del film, e fu così che contattò Michelle per suggerire di usare l’ipnosi durante le sue sedute.
Michelle, come Shirley, viene ipnotizzata dal suo terapista e solo allora aveva ricordato i terribili abusi sessuali subìti nell’infanzia.
A quel punto Michelle diventa una presenza ingombrante.
Dopo poche sedute di ipnosi si era infatuata di Lawrence Padzer, telefonava a casa sua a tutte le ore, addirittura li aveva raggiunti durante dei viaggi di famiglia.
Il bisogno di avere risposte portava a cercare spasmodicamente la compagnia del suo psicologo, solo lui poteva aiutarla a capire.
Secondo Marilyn Lawrence credeva di aver risvegliato dei ricordi autentici.
L’ex signora Padzer racconta di quanto l’ex marito fosse un fervente cattolico, del viaggio a Roma insieme al vescovo e a Michelle per portare le registrazioni delle sedute in Vaticano.
La donna, preoccupata per il marito, ne aveva parlato con il loro padre spirituale che l’aveva rassicurata, quello che Lawrence sta facendo è importante, avrebbe aiutato a fare proseliti e a raccogliere nuovi fedeli.
Per questo, spiega Marilyn, l’ambiente cattolico della città dava corda a suo marito.
Da lì a poco il matrimonio naufraga.
Padzer si fa fotografare per i giornali durante le sedute con Michelle.
Marilyn vede pubblicate foto di suo marito accanto alla donna, sdraiata sul lettino dello studio mentre indossa solo il reggiseno.
La goccia che fa traboccare il vaso, è evidente che suo marito è ormai affascinato ed ossessionato da questa donna.
Anche Michelle divorzia, Charyl racconta che il primo marito, Doug, era ormai da anni stato messo da parte, il mondo della donna ruotava solo intorno a Padzer e alle sedute di ipnosi.
Lui era il suo salvatore.
Theresa ha raccontato che il padre si era allontanato dopo il divorzio e il matrimonio con Michelle, ma si erano riavvicinati negli ultimi anni di vita dell’uomo e che avrebbe espresso alla figlia perplessità sul suo operato.
Padzer è morto nel 2004, a 67 anni, per un infarto.
Nonostante siano passati anni per Marilyn e Theresa la questione rimane aperta, quella storia ha avuto un impatto enorme sulle loro vite, per questo accettano l’invito di Horlor e Adams e partecipano al documentario.
Il panico satanico è piano piano sfumato e sbiadito ma è importante raccontare la verità.
Non deve succedere di nuovo.
Michelle invece non ha voluto rilasciare interviste.
Charyl rivela che per la sorella è tutto molto complicato.
La donna partecipa alle riunioni di famiglia, ma è in difficoltà, è consapevole di aver distrutto l’armonia che c’era tra loro per una storia che forse non è nemmeno vera.
Ora che Lawrence è morto Michelle è sola, senza l’uomo che per anni l’ha convinta e sostenuta nei suoi ricordi, colui che ogni giorno ha rinvigorito il suo trauma e le sue paure, e le ha cullate e guarite.
Ma non del tutto.
Senza di lui Michelle non sa cosa sia vero e cosa no.
Prima di incontrare il futuro marito Michelle
lottava contro la depressione da anni, ma non aveva mai parlato degli abusi, delle sette sataniche.
Viene spontaneo chiedersi se Michelle sia complice o vittima del dottor Padzer.
La donna è stata parte attiva nella mistificazione o ha solo assecondato il marito in una storia da lui creata per eguagliare i successi della dottoressa Wilbur, l’autrice di Sybil?
Certamente Padzer ha commesso un grande errore, ovvero permettere che la relazione con Michelle diventasse personale, ha assecondato la sua ossessione verso di lui, e a quel punto era impossibile non fidarsi ciecamente l’uno dell’altra.
E ha inoltre creduto di poter padroneggiare una tecnica controversa come l’ipnosi, ritenendo di essere in grado di scremare le fantasie di Michelle per riconoscere i ricordi autentici.
E invece ha impiantato nel cervello di Michelle dei falsi ricordi.
Chi ha mentito, chi ha dato vita alla bugia?
I due erano consapevoli o inconsapevoli della bugia?
Probabilmente non lo sapremo mai.
Ma è importante analizzare i fatti in modo obiettivo e continuare ove serve l’opera di debunking, perché come spiega Kenneth Lannings il successo di Michelle remembers ha portato a tragiche conseguenze.
Il panico satanico che ha creato ha influenzato in modo irrimediabile l’approccio alle molestie sui minori, e oltre ad avere messo persone innocenti in prigione il prezzo più alto lo pagano i minori: "Molti bambini non verranno creduti, anche se hanno subìto veri abusi.
Non essendoci prove degli abusi rituali viene scartata anche l’ipotesi che quei bambini siano stati semplicemente molestati da singoli individui e non da sette religiose. Se l’abuso rituale è una bugia allora lo è probabilmente anche quello più realistico, quello domestico. Non si indaga oltre, e i colpevoli non vengono cercati, i bambini non vengono aiutati.

Ma il caso di Michelle non è unico, anzi.
Come lei anche Lauren Stratford ha un passato di abusi rituali.
Ricordate, l’ho nominata all’inizio, anche lei è stata ospite nel programma tv di Oprah Winfrey insieme a Michelle.
Ma di Lauren e della sua incredibile storia parleremo più avanti…

















lunedì 27 gennaio 2025

Prima di dormire: da Dracul a Dracula, quando i vampiri sono una cosa di famiglia.




E se Dracula non fosse l’inizio dell’avventura, ma la sua conclusione?
Oggi per la nuova rubrica di recensioni letterarie Prima di dormire vi parlo di Dracul, prequel, o forse fonte d’origine, di Dracula di Bram Stoker, scritto da uno dei suoi pronipoti…




Bram Stoker è un giovane scrittore di recensioni, per qualche motivo in una notte scura è intrappolato in una torre e combatte contro un oscuro nemico. In attesa dell’alba che lo salverà ripercorre gli eventi che lo hanno condotto a quella notte piena di insidie.
Tutto inizia nel 1854 con lui bambino, affidato alle cure di Ellen, una tata bella e misteriosa, sulla cui identità Bram inizia a indagare con l’aiuto della sorella Matilda.
Ciò che scopriranno cambierà per sempre le loro vite…
È questa l’avvincente trama di Dracul, romanzo gotico pubblicato nel 2019 e scritto a quattro mani da Dacre Stoker, scrittore e pentatleta canadese, e J.D. Barker, autore di romanzi e racconti per il New York times.
Dacre è il bis bis nipote del celebre autore irlandese e ne porta avanti l'eredità.
Da anni infatti organizza tour attraverso i luoghi del romanzo, dall'Inghilterra alla Transilvania.
Inoltre è tra coloro che tiene viva l’attenzione sull’origine e l'originalità dell’opera, attraverso le lettere e i diari di Bram Stoker.
Una vasta raccolta di documenti si può trovare sul sito internet www.bramstokerestate.com.
Alla fine di Dracul si può leggere un interessante excursus sulla storia editoriale di Dracula, e sul fatto che secondo lo scrittore irlandese la storia narrata sia basata su fatti reali.
Questa precisazione e altre 101 pagine del tomo intitolato originariamente Undead vennero tagliate dagli editori di Archibald Constable & company per paura che il romanzo non piacesse al pubblico, soprattutto perchè l’inghilterra in quegli anni si stava ancora riprendendo dagli efferati omicidi di Jack lo squartatore.
Il pubblico non aveva bisogno di mostri reali, bensì di creature fantastiche da relegare alla lettura e agli incubi, creature da poter scacciare alle prima luci dell’alba.
Così Stoker accetta di tagliare e riscrivere tutto purchè la storia venga raccontata, e finalmente il 26 maggio 1897 il libro viene pubblicato con il titolo Dracula il vampiro.
Stoker però decide di inviare una bozza del libro a tutti gli editori che conosce, non solo in Inghilterra, in tutto il mondo.
Ai tempi usava in questo modo, e così succede che la versione islandese del libro, intitolata Makt Mykranna (Il potere delle tenebre), sia più vicina all’opera originale dell’autore irlandese, più ricca di sensualità ed erotismo, dove il vampiro si innamora di una nobile sua pari.
Ed è proprio dalla versione islandese del romanzo e dalle favole irlandesi che hanno caratterizzato l’infanzia di Bram Stoker che Stoker nipote e il collega Barker prendono ispirazione per dare vita a un romanzo orginale e dalla trama non scontata, che può sul momento dare un senso di mancata conclusione, ma che si incastra perfettamente se si ha voglia di fare una rilettura di un grande classico.
Dracul si snoda attraverso lettere e diari, un evidente richiamo al libro originale, i personaggi sono un riflesso di quelli che tutti conosciamo, da Van Helsing a Mina Barker.
Stoker e Barker inoltre utilizzano aneddoti e storie riprese dai diari di Bram e li inseriscono non solo per omaggiare uno scrittore che ha segnato in eterno la storia della letteratura dell’orrore, ma anche per arricchire la vicenda di dettagli necessari per ricordarci che ciò che Bram ci racconta è tutto vero.


Se vi ho incuriositi e volete scoprire una nuova prospettiva da cui guardare alla storia del più famoso vampiro della storia dovete sapere che Dracul è edito da TEA e la versione cartacea è disponibile al modico prezzo di 5 euro.
Non rimarrete delusi.
Ma ricordate che, come scrisse Bram Stoker nel 1897 nella prefazione originale di Dracula, “Ribadisco che la misteriosa tragedia qui descritta è totalmente vera in tutti i suoi aspetti esterni, benchè naturalmente io sia giunto a una conclusione diversa su alcuni punti rispetti a quanti l’hanno vissuta. Tuttavia, i fatti sono incontrovertibili, e in troppi ne sono a conoscenza perché possano venire negati.” e aggiunge che i personaggi quali i coniugi e Harker e il dottor Seward sono persone reali, che lui conosce da anni.
Quindi se volete avventurarvi in questa lettura spaventosa accomodatevi, ma tenete d’occhio alle finestre quando cala il buio, perchè non dimenticate, "Denn die todten reiten schnell".






mercoledì 4 dicembre 2024

Se no tu sarâs bon, ti cjape il Krampus.

Il titolo di questo post è un detto in lingua friulana.
Se non farai il bravo, il Krampus ti porterà via.
La notte tra il 5 e il 6 dicembre, nei paesi nordici, nelle terre germaniche e nelle regioni alpine italiane come il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia si festeggia l'arrivo di San Nicola.
Precursore del più noto Babbo Natale, Nicola porta doni ai bambini buoni.
E a quelli cattivi?
Carbone, e tanta paura. 
Sì perché insieme al santo giungono anche dei demoni spaventosi chiamati Krampus.
Il nome di queste creature deriva dal tedesco e significa "morto, in decomposizione" ma anche "artiglio".
I demoni, dal viso sporco e terrificante, vestiti di pellicce logore e armati di catene, girano per le strade alla ricerca di bambini cattivi da frustare e, a volte, da rapire. 
Il Krampus cerca in particolare quei bambini che durante l'anno sono stati monelli, e una volta catturati li getta nel kraxn, il grande cesto che porta sulle spalle. 
La loro leggenda narra che un diavolo, a dicembre, si fosse camuffato e intrufolato in una banda di giovani ladri per derubare le persone delle provviste dei poveri cristiani. I ragazzi lo riconobbero a causa dei suoi piedi caprini, così venne chiamato San Nicola affinché lo esorcizzasse. 
La presenza di San Nicola denota l'usuale intrecciarsi tra il paganesimo e le tradizioni cristiane successive. 
Il Santo è protagonista di diverse leggende in cui si trova a fronteggiare demoni e creature malvage, scontri da cui ne esce sempre vincitore, 
A seconda delle leggende nella sua battaglia viene affiancato da creature animalesche e paurose, tra cui i Krampus che quindi assumono questa doppia identità, da un lato diavoli che vengono resi mansueti dal santo e aiutanti di quest’ultimo.
A seconda delle zone geografiche il Krampus e i suoi affini assumono identità ed aspetti diversi.
In Svizzera possiamo vedere sfilare i Silversterklause.
Ci sono quelli belli, gli Schöne, che hanno occhi buoni e guance rosse, mentre quelli brutti, i Wueschti, sono vestiti con rami, cortecce, ossa e pelli di animali.
Tutti i Klause vanno di casa in casa a intonare dei canti. 
Figure germaniche simili ai Krampus sono i Buttnmandl, da buttn (tintinnio), uomini coperti di paglia trebbiata, che suonano pesanti campanacci che tengono legati intorno alla vita e indossano maschere di pelliccia o di legno con corna, zanne e lingue sporgenti. 
I Buttnmandl si muovono e saltano affinchè i campanacci non smettano mai di suonare e siano uditi da tutti.
Solo gli uomini celibi dai 16 anni in su possono partecipare a questa usanza, l’unica figura femminile, non sempre presente, è un angelo che li guida nelle spedizioni.
I Buttnmandl avevano il compito, con il loro scampanellare, di scacciare l'inverno durante le Rauhnächte, nelle notti del 24 e 31 dicembre e del 5 gennaio.
Il Raunächte è un’antica tradizione, quella conosciuta anche come le Dodici notti di Natale, che vanno dal Giorno di Natale (25 dicembre) fino alla Festa della Epifania del Signore (6 gennaio).
Sono le notti della famosa Caccia selvaggia, in cui secondo la credenza popolare le creature dell’inverno si radunano e uniscono.
Le quattro notti più importanti sono:
Il 20 dicembre, detta Thomasnachte, la notte di san Tommaso, il giorno più corto dell'anno
Il 24 dicembre, la Vigilia di Natale
Il 31 dicembre, San Silvestro
e il 5 gennaio, l’Epifania 
Vi parlerò più avanti in modo dettagliato delle notti della Caccia selvaggia, intanto torniamo ai nostri Buttnmadl. 
Il loro ruolo come dicevamo è di pattugliare le strade, i boschi, in modo da spaventare con i loro campanacci le forze tempestose, scacciare gli spiriti maligni e risvegliare quelli buoni,
Prima di incamminarsi visitano le case e lì si fermano per un pò, recitano un Padre Nostro, un'Ave Maria e un Angelo del Signore per i defunti, dopodiché vengono benedetti con l'acqua santa.
Anche i Buttnmandl sono legati alla figura di San Nicola, e spesso lo seguono nel cammino contro le creature notturne.
Un’altra figura simile al Krampus è il Gankerl, che però è di solito più smilzo e leggero e vestito con meno pelliccia.
Queste creature sono anche molto veloci nella corsa, e danno la caccia a chiunque li infastidisca.
Anche loro appartengono alla tradizione della Rauhnacht, anche se sono nati solo nel 1800, e nonostante il loro essere scontroso sono buoni, anche loro hanno il compito di scacciare Caccia Selvaggia.
I Gankerl non solo suonano campanacci ma bussano alle porte tutta la notte, per dissuadere gli spiriti malvagi ad entrare nelle case.
La mattina del 5 gennaio i Gankerl vanno di casa in casa dove vengono offerti loro cibi e bevande calde. 
La loro origine è appunto recente, sarebbero stati impersonati per la prima volta nel 1800, ad Ebensee, quando ci fu un incidente nella salina del luogo, dove morirono 900 persone.
Alle famiglie rimaste senza reddito non venne dato nessun sussidio, e così i giovani si inventarono questa figura animalesca che durante il Natale vagava per i paesi, chiedendo l’elemosina in cambio di canti e spettacoli.
L’origine di tutte queste creature è molto antica, ne scorgiamo tracce già in epoca precristiana, ispirate ai troll ladruncoli di Yule e la loro mamma Grýla, dalla tradizione islandese, una famiglia di orchi che rapiscono e mangiano i bambini che non si sono comportati bene durante l'anno.
Gryla è un'orchessa, viene rappresentata come spaventosa, si aggira per i paesi chiedendo la carità.
Al posto dei soldi però chiede quei bambini che si sono comportati male.
Grýla ha avuto tanti mariti, vive con l’ultimo di loro, Leppalúði, il suo gatto nero, Jólakötturinn o gatto di Yule, e i loro tredici figli, i famosi Yule Lads.
I tredici figli del Natale di Gryla sono un miscuglio tra folletti e orchi, e sono molto noti in Islanda e nel nord Europa a causa degli scherzi che fanno agli umani tra il 12 e il 24 dicembre.
Sono anche però generosi, perché lasciano dei dolcetti nelle scarpe dei bimbi buoni.
Gli Yule lads sono spessi paragonati ai Krampus, anche se in versione fanciullesca e meno spaventosa.
Ogni lad ha un nome e una peculiarità, di cui magari vi parlerò con più calma più avanti in un altro articolo, insieme al loro animale domestico, il famigerato gatto di Yule. 
Anche San Nicola, nella sua identità di benefattore che porta i regali ai bambini e scaccia i diavoli, ha radici molto antiche e perfino degli interessanti alter ego.
Una figura particolare è Pietro il nero, tipico dei Paesi bassi. Si tratta di un servo moresco, originario della Spagna, che regala dolcetti ai bambini, ma se questi non si comportano bene lui li rapisce e li porta in esilio nel suo Paese.
La sua figura è uno spauracchio dell'inquisizione spagnola che tanto aveva terrorizzato quei territori nei secoli passati.
Altre leggende dicono che Pietro il nero sarebbe in realtà uno spazzacamino italiano, nero per via della fuliggine
In Francia troviamo la figura del Frate Fustigatore, Pere Fouettard, fouet in francese significa appunto “frusta”, ridotto in schiavitù da San Nicola, reo di aver macellato dei ragazzini. 
Pere Fouettard è raffigurato come un uomo dalla barba scura e inspioda, vestito con un lungo mantello nero con cappuccio, che ha l’abitudine di girare con delle catene e un grosso sacco di iuta dove imprigiona i bimbi cattivi.
Non dimentichiamo Belsnickel, che troviamo nella tradizione olandese e anche in Brasile e Stati Uniti grazie agli immigrati europei.
Un uomo vestito di pelliccia, trasandato e spettinato. Porta sempre con sé una frusta con cui picchia i bambini cattivi, ma ha anche le tasche piene di dolci e noci per i bambini buoni.
Il Belsnickel è una rappresentazione più minacciosa di un’altra figura, il tedesco Knecht Ruprecht, il servo Ruprecht, un monaco dalla lunga barba e mantello, anche lui regala dolcetti ai bimbi buoni, e per quelli cattivi usa la frusta, ma solo come minaccia.
Entrambi sarebbero gli aiutanti scontrosi di San Nicola, anche se il Belsnickel è più solitario.
Riti pagani e preghiere cristiane, i krampus e San Nicola sono l’ennesimo esempio di cosa può nascere quando diverse culture si fondono e trovano un nuovo posto nella tradizione popolare.
Il folklore che nasce, cresce, si trasforma.
E arriva fino a noi, diventando un bellissimo ricordo.
Io vivo in Trentino e in queste terre come ho scritto all'inizio i Krampus sono molto conosciuti.
E temuti.
Tante generazioni di bambini, me compresa, hanno partecipato alla sfilata di San Nicola e tutti si sono nascosti dietro ai cappotti di mamma e papà per non farsi vedere dai terribili diavoli e per sfuggire alle loro catene. 
Ancora oggi si intima di non togliere la maschera ad un krampus, e non solo perchè questo gesto porta sfortuna.
In fondo non si può mai sapere chi si nasconda davvero dietro a quel volto spaventatoso…
un uomo travestito…
o forse il diavolo in persona?