In greco epifàino, (ἐπιφάνεια, epifàneia) significa apparizione, venuta, rivelazione e manifestazione divina.
In questo giorno le chiese orientali festeggiano la nascita Gesù, la chiesa cattolica, che già l'ha celebrata il 25 dicembre, ricorda invece l'arrivo dei Re magi che seguirono la stella cometa fino a Betlemme per conoscere Gesù Bambino, e donargli oro, incenso e mirra.
Il vangelo di Matteo è l'unico testo che ci racconta di questo episodio.
L'identità e il ruolo di questi personaggi è stato a lungo oggetto di studio.
Innanzitutto bisogna chiarire che i re magi non erano dei reali.
Magi deriva dal persiano magush e dal greco magos, che era il termine usato per indicare i sacerdoti della fede zoroastriana.
Sono uomini saggi, di cultura, conoscitori dell'astrologia e dell'astronomia e, pare, capaci esorcisti.
L'errore trova le sue origini nell'iconografia cristiana che ha spesso ritratto i magi con indosso un copricapo dorato, che col tempo ha assunto la forma di una corona.
Sempre parlando di arte nel tardo medioevo si iniziò a raffigurarli in modo tale da essere la rappresentazione dell'umanità intera, per questo uno dei tre magi ha pelle scura, e sempre per lo stesso motivo i magi vengono mostrati come un giovane, un adulto e un vecchio, le tre età della vita. Nel corso dei secoli riceveranno molti nomi, a noi sono noti come Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.
Non è nemmeno sicuro che siano stati in tre, è stato scelto questo numero data la terna di doni portati dai magi.
Quindi stiamo parlando di saggi venuti dall'oriente, sacerdoti di una fede lontana da quella ebraica, che decidono di seguire il tragitto di una stella, la cometa, alla ricerca di questo "re dei rei" appena nato di cui parlano molte profezie.
A questo punto bisogna chiarire il loro ruolo all'interno del racconto.
Molti biblisti concordano sul fatto che il racconto della venuta dei Magi abbia lo scopo di veicolare un messaggio più che di testimoniare una evento storico.
Matteo vuole che sia chiaro il collegamento tra la nascita di Gesù e le profezie dell'Antico Testamento che parlavano della venuta di un messia nel popolo d'Israele, che sia evidente la continuità e affinità con la tradizione ebraica, tanto da inserire fin dal primo capitolo la genealogia di Gesù, il quale discenderebbe direttamente da Abramo.
Ma Matteo ha anche un altro intento.
Il ruolo di questi tre uomini è quello di rappresentare i gentili, ovvero i non ebrei.
Matteo utilizza la presenza dei magi a Betlemme per descrivere la situazione della comunità dei primi cristiani che cerca di capire come comportarsi con i nuovi fedeli di origine pagana.
L'evangelista compone il suo testo indicativamente intorno all'80 dC, e lo fa mentre si trova in Siria, ad Antiochia, città dove i giudei cristiani e i neo convertiti al cristianesimo convivevano.
Il contesto storico dunque è quello in cui il cristianesimo si sta diffondendo al di fuori dei confini della Palestina e l'accoglienza dei pagani non era un argomento di semplice soluzione. Potevano essi convertirsi al cristianesimo? Potevano farlo dato che non erano ebrei? Ricordiamo che i primi secoli il cristianesimo è stata una corrente religiosa della fede giudaica che ancora si stava ritagliando un suo spazio autonomo e originale.
La discussione sulla necessità di essere prima ebrei, quindi legati alla legge mosaica, per poter poi diventare cristiani sarà un punto focale e di svolta per il cristianesimo, questione che sarà risolta solo successivamente.
Ma Matteo intanto usa la storia dei magi per dare due risposte: sì, i pagani possono convertirsi; sì, possono farlo perché il messaggio di Cristo è rivolto anche ai non ebrei, è per tutta l'umanità.
C'è una sottile critica nel racconto, che vuole fare riflettere.
I magi, sacerdoti pagani, rendono omaggio a Gesù Bambino, il quale trova fin da subito ostilità da parte della rappresentanza politica e religiosa giudaica, Erode in primis; la sua nascita verrà invece accolta dai più umili, dai pastori, e da questi uomini venuti da lontano che seppur così distanti dalle profezie e dagli insegnamenti giudaici riescono a vedere la vera natura di Gesù, tanto da accorrere a venerarlo.
A Betlemme viene dunque rappresentata tutta la comunità cristiana, ebrei e gentili, senza distinzioni o preferenze.
Matteo scrive il suo vangelo in greco con un'evidente impronta originaria semitica, usa infatti parole greche adattandole ai significati ebraici, la lingua diventa un ulteriore mezzo per veicolare il suo messaggio, ovvero che
la fede in Cristo e il suo insegnamento non sono un dono ad appannaggio di pochi. Cristo non fa favoritismi, nasce e muore, e risorge, per l'umanità intera.
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