mercoledì 14 febbraio 2024

Buio in sala: "Il diavolo non si cura con le pillole", la tragica storia di Irina Cornici.



Questo articolo della rubrica Buio in sala dovrebbe avere un sottotitolo, che potrebbe essere “film bruttini”. 
Perchè il film di cui vi parlo non è malaccio, tiene abbastanza bene la tensione e il senso di mistero, ma ha scene un pò ridicole e un finale buttato alle ortiche.
Sto parlando di Crucifixion - Il male è stato invocato (The Crucifixion), film del 2017 diretto da Xavier Gens.
Il film, ambientato nel 2004, parla di una giornalista americana, Nicole Rawlins, che si reca in Romania per scrivere un articolo su un caso agghiacciante di cronaca nera: suor Adelina Marinescu, poco più che ventenne, è stata, crocifissa, torturata e uccisa durante un crudele esorcismo nel convento in cui viveva da Padre Dumitru e altre suore, convinti che la ragazza fosse posseduta dal demone Agares.
Nicole è ovviamente scettica e inizia ad indagare aiutata da un giovane monaco, per arrivare a scoprire la verità.
Come dicevo il film è interessante ma non è certamente un capolavoro dell’horror, non rimarrà negli annali. 
Tuttavia vale la pena parlarne perché il film è ispirato a un fatto di cronaca avvenuto in Romania nel 2005, l’esorcismo della novizia  Irina Maricica Cornici.

Irina nasce nel 1981, a Jana, in Moldavia.
Vive ai margini del villaggio con i genitori, Elena e Ion, e il fratello Vasile, e la sua infanzia non è semplice. 
La Romania è guidata dal dittatore Nicolae Ceaușescu, che ha fatto cadere il Paese, soprattutto le zone rurali, in una terribile povertà e miseria.
La famiglia è povera, la madre a un certo punto decide di andarsene.
Il padre per sfamare i figli comincia a derubare le fattorie vicine, fino a che non viene scoperto e condannato a 4 anni di prigione. 
In seguito a questa condanna si suicida impiccandosi in un fienile. I bambini rimarranno giorni da soli, a vegliare il corpo del padre.  
Quando le autorità scoprono il corpo gli assistenti sociali prelevano i bambini e li mandano in un orfanotrofio, la Casa del bambino di Barlad. 
Sotto il regime di Ceaușescu gli orfanotrofi sono al collasso, tanti bambini, troppi, anche in consegnuenza delle leggi contro l’aborto volute dalla moglie del dittatore.
Così le adozioni vengono gestite in modo sbrigativo e pragmatico, ad esempio Vasile nel 1999, a 16 anni, viene adottato insieme ad altri ragazzini da una famiglia che possiede una fattoria a Cuptoare, figli adottivi come manodopera gratuita fornita dallo Stato.
Irina invece resta nell'istituto. La ragazza è timida, introversa, ma molto intelligente, e si diploma con successo al liceo agricolo. Una ragazza come tante, che gioca a calcio, ascolta musica pop e Celine Dion. Dopo il liceo Irina ottiene il permesso per andare a lavorare come ragazza alla pari in Germania, presso una famiglia della bassa Baviera. 
Il suo sogno è diventare indipendente, comprare una casa in Romania, finalmente vivere la sua vita. In Germania Irina è felice, stringe qualche amicizia, si integra e in poco tempo riesce a mettere da parte circa 4.000 euro. 
Nei suoi viaggi in patria riallaccia anche i rapporti col fratello Vasile e si trasferisce nella fattoria dei suoi genitori adottivi, gli racconta dei suoi progetti, vuole comprare una casa non molto distante dalla fattoria, per stare vicini.
Nel 2005 Irina sconvolge tutti con una decisione inaspettata: vuole farsi suora.
Tutti quelli che la conoscono sono stupiti, Irina non ha mai manifestato prima questa decisione, né ha mai dimostrato particolare interesse per la religione.
Si vocifera che qualcuno la stia costringendo.
Forse la ragazza è stata in qualche modo convinta dalla sua migliore amica dell’ orfanotrofio, Paraschiva Anghel, che ha preso i voti ed è andata a stare nel monastero di Santa Trinità di Tanacu. Irina è andata spesso a trovarla e forse è rimasta affascinata da quella vita. 
Nel mese di aprile del 2005 va al monastero accompagnata dal fratello Vasile e vi rimane per capire se è pronta per diventare una novizia.
Qui Irina conosce padre Daniel, all’anagrafe Petru Corogeanu.
Padre Daniel è una figura importante nel convento e non solo, tutta la comunità contadina della zona lo considera pari a un santo.
Petru, padre Daniel, è un uomo che ha saputo sfruttare con il giusto tempismo la caduta del regime di Ceaușescu.
Nel 1989 cade il regime, il dittatore e la moglie vengono fucilati, e il Paese va in crisi.
Il popolo non ha una guida, è stato abituato a venerare il dittatore, a seguire le sue leggi, e ora non sa che fare.
E qui si insinua la chiesa ortodossa rumena.
Dopo 40 anni di ateismo, in una Romania spaventata, povera e ignorante arrivano i pope a portare speranza e a dettar legge.
Ogni villaggio ha un prete come punto di riferimento spirituale, e non solo, ciò che dice lui è legge, è parola di Dio ed è incontestabile.
Si ritorna ad una ortodossia cupa, che instilla paura ma promette salvezza.
In Moldavia, dove si svolge la vicenda, e nelle zone più povere della Romania il misticismo trova terreno fertile. La gente, sfinita e amareggiata, trova confortante sentirsi ripetere che questa miseria è colpa del Diavolo, e che la preghiera e la devozione potranno rovesciare le sorti del loro destino.
In questo contesto Petru Daniel Corogeanu trova la sua dimensione.

A 19 anni aveva cercato fortuna come calciatore, senza successo, aveva fallito persino all’università dello sport di Bucarest.
 A 29 anni capisce che il settore su cui buttarsi è la religione, per sfruttare il risveglio spirituale della chiesa ortodossa rumena. 
Viene definito un estremista dai suoi compagni di seminario.
Pregava più di tutti, non svolgeva nessun lavoro manuale perché riteneva togliesse tempo alla preghiera. Inoltre, secondo lui bastava pregare e Dio avrebbe accolto ogni richiesta.
Corogeanu si dichiara subito contrario ad ogni innovazione, modernità, è un fanatico che trova subito soddisfazione nella venerazione ed ammirazione che riceve dai fedeli e dalle monache del monastero di Tanacu.
È qui che nel 2005 incontra Irina, intenzionata a prendere i voti.
Irina dopo pochi giorni al convento, il 9 aprile, ha un violento esaurimento nervoso, ha allucinazioni e delira, si rotola per terra e cerca di farsi del male.
Le suore e padre Daniel pregano, invocano salvezza, ma alla fine sono costretti a portarla in ospedale. I medici che la visitano parlano di deliri persecutori e febbri ricorrenti, così gravi che la ragazza verrà ricoverata in terapia intensiva.
In ospedale il fratello non va mai a trovarla, vanno quattro monache di Tanacu, inviate da padre Daniel. Le religiose insistono perché la ragazza venga dimessa, e non solo, inviano qualcuno a recuperare i soldi di Irina, nascosti nella fattoria della famiglia adottiva di Vasile, dicono che li useranno per pagare un’eventuale terapia.
Alla fine i medici le diagnosticano una schizofrenia in fase iniziale e le viene prescritto un antipsicotico, lo ziprex. 
Irina viene dimessa, torna nella casa dei genitori adottivi a recuperare alcune cose, e i pochi soldi non prelevati dalle suore, circa 500 euro.
Torna al monastero e prende le medicine, migliora, è più lucida, tanto che comprende di non avere una vera vocazione, decide di non prendere più i voti, vuole realizzare il suo sogno di essere libera, indipendente.
Forse era stata la malattia a farle vedere cose, sentire voci, a farle credere di volersi fare suora.
Ne parla con padre Daniel che con sua grande sorpresa respinge la sua richiesta, non le permette di lasciare il monastero e non solo, interrompe la terapia farmacologica di Irina. 
Questo diniego fa cadere Irina nello sconforto, forse nella depressione, sicuramente nella paura. 
Dopo mesi di prigionia il 9 giugno 2005 Irina ha un’altra crisi: è violenta, urla parole oscene, insulti.
Forse finge sperando di essere portata in ospedale e scappare, forse, probabilmente, la sua patologia non curata si è aggravata.
Ma questa volta Irina non viene portata in ospedale, viene sottoposta a un rito di esorcismo.
Perché Irina, secondo padre Daniel, è colpevole di qualche terribile peccato mai confessato, e per questo il demonio l’ha posseduta, e il diavolo non si cura con le pillole, sostiene padre Daniel.
E Vasile concorda.
Sì, perché Vasile, il fratello di Irina, è presente all’esorcismo, e dà il suo benestare ad ogni cosa il pope proponga.
Padre Daniel chiede, Vasile autorizza.
Irina viene rinchiusa nella sua cella, legata con delle corde.
Dopo una tentata fuga viene portata nella chiesa e qui viene immobilizzata con delle catene a polsi e caviglie, crocifissa su due barelle disposte a croce, lasciata senza cibo né acqua. 
Le mettono in bocca un asciugamano perché non urli volgarità, le bagnano le labbra con l’acqua benedetta.
Nel frattempo attorno a lei padre Daniel prega, recita esorcismi, accompagnato da quattro suore che pregano con lui e controllano la ragazza nei momenti di pausa.
Il 15 giugno gli aguzzini liberano Irina, secondo padre Daniel la ragazza è finalmente libera. Le danno da bere e mangiare, ma Irina collassa, dopo un po' si accorgono che Irina non si muove più, non reagisce, e la portano in ospedale.
I medici constatano che è morta da almeno 24 ore per arresto cardiocircolatorio, causato dalla disidratazione, dallo sfinimento e per mancanza di ossigeno.
Padre Daniel sostiene che Irina non è morta in monastero ma in ambulanza, che è stato per colpa delle iniezioni di adrenalina dei paramedici
Padre Daniel dichiara: “Mi considero non colpevole perché la morte di Irina Cornici non c’entra col motivo per cui l’abbiamo tenuta intrappolata. L’abbiamo legata perché lei continuava a colpire e danneggiare se stessa e alla fine l’avremmo trovata morta nella sua stanza. Lo ammetto la legai e le misi un asciugamano in bocca e la tenni così per cinque giorni…. Quattro suore mi hanno aiutato a legarla e hanno custodito Irina per giorni. Hanno cercato di darle cibo e acqua, ma lei rifiutava. Tutto quello che accettava era acqua santa…. Il mio errore più grande è stato quello di chiamare l’ambulanza quando ho visto che non si muoveva…. Se non avessi chiamato l’ambulanza, sarebbe stata bene ora. Era l’ultima tappa del suo esorcismo ed è normale che una persona posseduta da demoni svenga quando tutte le preghiere finiscono. Si sarebbe ripresa.”
Anche la badessa del convento Nicoleta Arcalianu sostiene che la ragazza è stata legata perchè non si facesse del male. Addirittura sarebbe stata Irina a chiedere loro di legarla e liberarla dal maligno.
I medici sostengono invece che la ragazza sia arrivata già priva di vita.
I medici in ospedali notano i segni di legatura sul corpo di Irina, e avvertono le autorità. Padre Daniel e le suore complici vengono arrestati e accusati poi di omicidio aggravato.
Padre Daniel nel 2007 è stato condannato a 14 anni di carcere, poi ridotti a sette. L'ex badessa, Nicoleta Arcalianu, è stata condannata, nel 2008, a sei anni di carcere e le altre tre suore, Adina Cepraga, Elena Otel, e Simona Bardanas a cinque anni di carcere ciascuna. Verranno scarcerate nel 2010. Nel 2011 Petru Daniel Corogeanu viene liberato sulla parola. 
Non si può più chiamare padre Daniel, in quanto lui e le suore sono stati scomunicati dalla Chiesa ortodossa che ha definito ciò che hanno fatto “abominevole”; anche il monastero di Tanacu viene chiuso. 
Ma è una scelta ipocrita, come scriveranno i giornali. In Romania l’esorcismo viene praticato da pope ortodossi senza autorizzazione e in modo arbitrario.
Lo stesso Corogeanu ha dichiarato: "Sono sorpreso da tanto clamore, l'esorcismo è una pratica comune nel cuore della Chiesa ortodossa romena, i miei metodi sono perfettamente noti agli altri preti".
Infatti Corogeanu non è nuovo a questi metodi, altre volte aveva celebrato esorcismi sui fedeli, a centinaia dicono i testimoni, solo che “nulla era mai andato storto”, riferiscono. 
Forse perché questa volta il pope si è accanito in maniera crudele sulla povera ragazza.
Una suora al processo racconterà di aver visto Irina legata in cantina, sdraiata a faccia in giù, nei giorni precedenti all'esorcismo.
La morte di Irina Maricica Cornici ha mostrato un lato oscuro dell’Europa dell’est, della Romania, dove sembra esistere ancora un retaggio dei tempi più bui, con una popolazione di fedeli cieca e sorda, inebetita dalle parole terrificanti dei pope.
La scomunica di Corogeanu ha causato una sommossa nel villaggio, e ha gettato i fedeli nella disperazione. Perchè secondo loro Irina era davvero posseduta e padre Daniel l’ha liberata dal male.
Il monastero è stato costruito dai fedeli solo 5 anni prima, e non vogliono che venga raso al suolo, è un loro caposaldo, così come lo era padre Daniel.
Il fratello di Irina, Vasile, è andato spesso in tv e ha difeso il lavoro di Corogeanu: “Mia sorella era posseduta, non aveva confessato i suoi peccati e il diavolo l’ha presa. Padre Daniel ha agito secondo le Scritture.”
Nel villaggio di Irina invece c’è l'indignazione, il vero diavolo è il pope, non quella povera ragazza innocente. 
E c’è chi accusa “Volevano solo rubarle i soldi.”
Sì, quei 4000 euro che Irina aveva risparmiato e che le suore avevano fatto prelevare per pagarle le cure, ancora prima che i medici emettessero una diagnosi.
Chi ha preso quei soldi? Possono essere stati il motivo reale per cui è stata così brutalmente uccisa?
Irina voleva lasciare il monastero, portando ovviamente con sé i suoi risparmi. Ma padre Daniel ha detto di no, imprigionandola di fatto nella sua cella.
Forse un patto diabolico, tra Daniel e Vasile, per tenersi i soldi? Dopotutto parliamo di una cifra alta, abbastanza da comprare una casa.
O forse Vasile ha sfruttato il fanatismo del pope per impossessarsi dei beni della sorella?
Sono domande che non riceveranno mai risposta.
Ma alla domanda su che fine abbiano fatto gli autori di questo terribile omicidio invece possiamo, parzialmente rispondere.
Il monastero di Tanacu non è stato demolito, è ancora lì, e ora ospita solo monaci maschi.
Delle ex suore e del fratello di Irina non si hanno notizie, ma diversi giornali rumeni hanno seguito le tracce di Daniel Corogeanu dopo la scarcerazione.
L’ex sacerdote del Monastero di Tanacu è stato rintracciato dai giornalisti di Libertatea nel 2013 nel villaggio di Portari, contea di Vaslui.
Gli abitanti del paese hanno rivelato che Daniel Corogeanu viveva in una casa appartata e che è molto riservato.
Il sito Vice.com ha intervistato Corogeanu nel 2017, e l’ex pope ha dichiarato: "Sai, adesso sono felice. Ho capito le cose. Commettiamo errori continuamente, ma abbiamo imparato che la salvezza è ora, qui, in noi. Intorno, in questa natura, tra questa gente semplice con il suo cibo autentico e la sua fede semplice…ho fatto il calciatore finché non sono diventato monaco. Ma Dio preferisce un criminale che si converte a un cristiano noioso che si limita a imitare la liturgia.”
Alla domanda se crede nel diavolo Corogeanu rispose: “Il diavolo esiste solo se lo sgridi.”
Secondo le informazioni di FANATIK Petru Corogeanu non vive più nella contea di Vaslui.
Nel 2019 si trasferisce nel comune di Suceava, Preutești, dove gli è stata regalata una vasta proprietà. 
Su questi terreni Corogeanu ha costruito degli eremi, in zone isolate nella foresta. Inizialmente la gente del luogo, incuriosita, ha iniziato a fargli visita, vedendolo come un specie di santone eremita.
Ma poi dopo circa un anno è stato riconosciuto e nel 2020 i parrocchiani lo hanno cacciato via, inorriditi dal suo passato.
Il suo eremo ora è gestito da alcune suore.
Da allora non si hanno notizie di Petru Corogeanu.
Speriamo di non averne mai.


NdA: C’è anche un altro film, di genere drammatico, che è ispirato a questa tragica storia vera:
Oltre le colline (După dealuri) del 2012 diretto da Cristian Mungiu.
Il film ha vinto il Prix du scénario e il Prix d'interprétation féminine al festival di Cannes del 2012. 




















martedì 12 dicembre 2023

La luce che rischiara l'inverno.


Le donne legate alla tradizione religiosa sono spesso un tesoro nascosto di cui la teologia ufficiale parla raramente, o in modo superficiale, spesso in favore dei loro "colleghi" maschi, non evidenziando il vero ruolo che sono chiamate a ricoprire. 
Lo abbiamo visto con Maria di Nazareth nei miei precedenti articoli, e anche
Lucia da Siracusa ne è un fulgido esempio.
Il 13 dicembre le chiese cristiane ricordano questa santa, martirizzata durante il regno di Diocleziano.
La sua agiografia è nota: nata in una ricca famiglia siciliana scelse di consacrare la sua vita a Cristo, e di donare ogni suo avere ai più poveri. 
Pare che si recasse di nascosto nelle catacombe a portare viveri e aiuti ai cristiani lì nascosti, essendo una donna nobile sapeva di godere di certi privilegi, quali il non essere controllata e perquisita.
Questa sua generosità era malvista, soprattutto dai numerosi pretendenti di Lucia che bramavano sposarla e non approvavano che lei scialacquasse la sua dote.
Lucia venne denunciata proprio da uno di loro, rifiutato per l’ennesima volta, e condotta in tribunale, dove nonostante le minacce e le torture rifiutò di rinnegare la sua fede. 
La leggenda popolare tramanda che le furono strappati gli occhi, infatti l'iconografia spesso la ritrae con un piattino su cui poggiano i suoi bulbi oculari, ma è probabile che si tratti di un'interpretazione errata legata alla sua simbologia. 
Fu decapitata nel 304 dC.
Da allora i siracusani venerano la santa, e la celebrano con processioni e riti.
La storia di Lucia, complice anche la trafugazione del suo corpo che è tornato a Siracusa solo nel 2014, è arrivata a toccare tutta la penisola, e quindi la santa viene celebrata e amata in tutte le regioni d’Italia.
Il 13 dicembre (ma in alcune zone d’Italia arriva già il 12) Santa Lucia porta dolci e regali ai bambini.
È comune nelle case lasciare la sera un piattino con qualcosa da mangiare per la santa, qui a Trento ad esempio usa lasciare sale e farina per la polenta.
In altre regioni si lascia del caffè, del vino, dei biscotti, delle arance e anche del fieno per l’asinello.
In Trentino ancora oggi è molto viva una bellissima tradizione popolare, la Strozegada o Stròzzega.
I bambini costruiscono delle strozeghe, ovvero dei fili a cui vengono attaccati dei barattoli di metallo. 
Le strozeghe vengono trascinate dai bambini in giro per le strade, il loro rumore serve per aiutare Santa Lucia, che secondo la leggenda venne resa cieca dal martirio subíto dai Romani, a trovare i piccoli per poter regalare loro i consueti dolcetti.
Molti paesi del Trentino organizzano in questi giorni una vera e propria sfilata a cui possono partecipare grandi e piccini, che si conclude con la distribuzione di dolci e cioccolata calda all fine del percorso.
Lucia è molto amata anche in Svezia, dove viene celebrata con molta solennità.
Le bambine di ogni famiglia si vestono di bianco, la figlia maggiore indossa anche una corona di candele, i bambini portano sul capo cappelli di paglia e reggono bastoni ricoperti di stelline.
Dopo la processione ci si ferma a mangiare dolcetti in onore della santa.
Lucia, una donna amata e celebrata dal Grande Nord alla Sicilia. 
Ma il ruolo di Lucia non si può e non si deve ridurre a colei che porta dolcetti ai bimbi buoni.
Da adulta, quando la conoscenza si fa strada nello stupore infantile, ho pensato a lungo a lei, a questa santa che mi porta i dolcetti fin da quando ero bambina.
Questa figura femminile, che viene relegata in una nicchia del periodo natalizio, è in realtà molto più importante di quanto sembri.
Questo perché la sua figura, che ora ha connotati dettati dalla cristianità, trova le sue origini nelle tradizioni del solstizio invernale.
Lucia è Lussi, colei che nella tradizione nordica illumina le notti fredde e oscure di Yule, è madre e regina degli spiriti, che la seguono in processione.
In lei rivediamo, Diana, Freya, Cerere. Perché tutti è collegato, ogni figura nasce, muore e rivive nelle sue sorelle di altre tradizioni.
Lussi vigilava sui preparativi della celebrazione del solstizio, controllava che ogni famiglia potesse accendere i fuochi e che se ne ricordasse in tempo.
Lo faceva a volte anche combattendo gli spiriti malvagi, pronta a sacrificare se stessa per un bene più alto, la sicurezza di coloro che celebravano il Grande Inverno.
Una vera portatrice di luce.
Anche Lucia nella tradizione cristiana riceve questo epiteto in quanto guida delle anime nei periodi più oscuri.
Quando i missionari arrivarono in Scandinavia, intorno all'anno 1000, notarono subito l'affetto e il rispetto per questa figura, che operava proprio nei giorni in cui il calendario cristiano ricordava santa Lucia, e aveva con lei una simbologia comune.
Come era accaduto per altre celebrazioni i cristiani integrarono l'agiografia della santa, ancora molto abbozzata, con le peculiarità della signora dell'Inverno scandinava.
Per questo tutt'oggi la celebrazione del 13 dicembre nel Grande Nord vede queste due figure accostate, quasi sovrapposte.
Prima della Santa c’è la Signora del solstizio, prima della dea c'è sempre una donna. Una donna che è soggetto della sua storia.
Ci porta in dono la luce, la conoscenza, il coraggio.
Lucia, Lussi, vestita di bianco, con la sua corona di candele è la luce della vita contro l’oscurità più buia, è il coraggio di sacrificare ogni cosa per ciò in cui crediamo, in nome di qualcosa più grande di noi.
Anche la tradizione della Stròzzega di cui parlavo prima affonda le sue radici nel paganesimo e nelle celebrazioni di Yule: parlavamo di Lussi, la Signora dell'inverno, che veglia sui popoli nordici durante il Soltizio. Le creature fatate a lei devote spaventavano gli spiriti maligni usando delle catene a cui erano agganciati dei campanacci e padelle di ferro e rame. 
Col tempo il cristianesimo ha ripreso questa celebrazione modificando il suo essere, non si usano più le strozeghe per spaventare, ma per accogliere chi si è perduto nel buio della notte invernale.
Lucia, con gli occhi chiusi ma le braccia aperte verso chi ha davvero bisogno della sua luce.


martedì 5 dicembre 2023

Se no tu sarâs bon, ti cjape il Krampus.

Il titolo di questo post è un detto in lingua friulana.
Se non farai il bravo, il Krampus ti porterà via.
La notte tra il 5 e il 6 dicembre, nei paesi nordici, nelle terre germaniche e nelle regioni alpine italiane come il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia si festeggia l'arrivo di San Nicola.
Precursore del più noto Babbo Natale, Nicola porta doni ai bambini buoni.
E a quelli cattivi?
Carbone, e tanta paura. 
Sì perché insieme al santo giungono anche dei demoni spaventosi chiamati Krampus.
Il nome di queste creature deriva dal tedesco e significa "morto, in decomposizione" ma anche "artiglio".
I demoni, dal viso sporco e terrificante, vestiti di pellicce logore e armati di catene, girano per le strade alla ricerca di bambini cattivi da frustare e, a volte, da rapire. 
Il Krampus cerca in particolare quei bambini che durante l'anno sono stati monelli, e una volta catturati li getta nel kraxn, il grande cesto che porta sulle spalle. 
La loro leggenda narra che un diavolo, a dicembre, si fosse camuffato e intrufolato in una banda di giovani ladri per derubare le persone delle provviste dei poveri cristiani. I ragazzi lo riconobbero a causa dei suoi piedi caprini, così venne chiamato San Nicola affinché lo esorcizzasse. 
In realtà l'origine di queste creature è ben più antica, si parla di questi demoni già in epoca precristiana, come i troll ladruncoli di Yule e la loro mamma Grýla, dalla tradizione islandese, una famiglia di orchi che rapiscono e mangiano i bambini che non si sono comportati bene durante l'anno.
La presenza di San Nicola denota l'usuale contaminazione tra il paganesimo e le tradizioni cristiane successive. 
Il Santo è protagonista di diverse leggende in cui si trova a fronteggiare demoni e creature malvage, scontri da cui ne esce sempre vincitore. 
A seconda delle zone geografiche il Krampus assume identità ed aspetti diversi.
In Francia troviamo la figura del Frate Fustigatore, Pere Fouettard, fouet in francese significa appunto “frusta”, ridotto in schiavitù da San Nicola per reo di aver macellato dei ragazzini. 
Pere Fouettard è raffigurato come un uomo dalla barba scura e inspioda, vestito con un lungo mantello nero con cappuccio, che ha l’abitudine di girare con delle catene e un grosso sacco di iuta dove imprigiona i bimbi cattivi.
In Svizzera possiamo vedere sfilare i Silversterklause.
Ci sono quelli belli, gli Schone, che hanno occhi buoni e guance rosse, mentre quelli brutti, i Wueschti, sono vestiti con rami, cortecce, ossa e pelli di animali.
Tutti i Klause vanno di casa in casa a intonare dei canti. 
In Germania invece si aggira un monaco, Ruprecht il servo, vestito con una tunica sporca e dalla lunga barba incolta, che frusta i bambini disobbedienti.
Una figura particolare è Pietro il nero, tipico dei Paesi bassi. Si tratta di un servo moresco, originario della Spagna, che regala dolcetti ai bambini, ma se questi non si comportano bene lui li rapisce e li porta in esilio nel suo Paese.
La sua figura è uno spauracchio dell'inquisizione spagnola che tanto aveva terrorizzato quei territori nei secoli passati.
Altre leggende dicono che Pietro il nero sarebbe in realtà uno spazzacamino italiano, nero per via della fuliggine.
Io vivo in Trentino, e in queste terre come ho scritto all'inizio i Krampus sono molto conosciuti.
E temuti.
Tante generazioni di bambini, me compresa, hanno partecipato alla sfilata di San Nicola, e tutti si sono nascosti dietro ai cappotti di mamma e papà per non farsi vedere dai terribili diavoli e per sfuggire alle loro catene. 
Ancora oggi si sconsiglia di togliere la maschera ad un krampus, non solo questo gesto porta sfortuna, ma in fondo non si può mai sapere chi si nasconda davvero dietro a quel volto spaventatoso...un uomo travestito...o forse il diavolo in persona? 


domenica 8 ottobre 2023

Cosa resterà di quest...o Halloween?


Molti elementi di Samhain sono giunti fino a noi, modificati dallo scorrere del tempo e dal susseguirsi dei cambiamenti culturali e religiosi.

Il fuoco, che simboleggia la luce che rischiara la tenebra, è il calore che rigenera prima e dopo il gelo.

Durante Samhain il fuoco gioca un ruolo importante.

Al tramonto del 31 ottobre venivano accesi dei fuochi sacri, solitamente in luoghi dal profondo valore spirituale.

Questi falò dovevano ardere tutta la notte e venivano infatti vegliati, attorno ad essi si celebravano i riti della fine dell'anno per propiziare quello in arrivo.

Nello stesso momento tutti gli altri fuochi domestici venivano spenti, ad eccezione delle classiche lanterne di Samhain, rape e cipolle intagliate, che avevano il compito di proteggere gli abitanti delle case durante questa notte e di rischiarare la via per gli spiriti.

Il giorno dopo ogni famiglia accendeva un nuovo fuoco domestico prendendo le fiamme dal falò sacro.

Questo fuoco era il simbolo luminoso della speranza di una nuova prosperità per l'anno appena iniziato.

Una tradizione che è stata tramandata ad esempio con l’accensione di lumi per i defunti.

Dalla luce dei falò a quella nelle lanterne, la rapa intagliata di jack O’Lantern, usate per rischiarare la via durante le celebrazioni, e lasciate a protezione della casa sulle verande, sugli usci. Erano anche un aiuto per gli spiriti, che trovavano così più facilmente la via perduta.

Samhain aveva dei colori privilegiati sugli altari, le diverse tonalità dell'arancione, del marrone e il nero, che hanno un significato ben preciso.

Il primo simboleggia il raccolto mietuto nelle sue ultime fasi proprio in questi mesi, il secondo la terra custode dei semi e dei morti, il terzo è la fine dell’estate, le giornate che diventano più buie.

Inoltre questi colori sono cromaticamente in contrasto, il luminoso arancione accanto a marrone e nero, sfumature più cupe, vicini per ricordarci l’equilibrio tra luce e oscurità che da sempre permette la rinascita.

Era facile ritrovare in natura questi colori tipici dell'autunno.

Tutti conosciamo, soprattutto grazie al cinema e alla letteratura, l’espressione 

“Dolcetto o scherzetto?”

O meglio “Trick or Treat”, trabocchetto o trattiamo?

La celebre espressione usata ogni anni dai bambini mascherati ad Halloween ha origini molto antiche.

Le popolazioni europee lasciavano del cibo in tavola e sulle tombe per i propri cari defunti, ciò veniva fatto anche per onorare gli spiriti che varcavano i confini dell’aldilà per vagare una sola notte di nuovo sulla terra.

E così si lasciavano offerte mangerecce lasciate fuori dalla porta la notte di Samhain, un tributo per gli spiriti affamati, i quali, rifocillati, non avrebbero fatto dispetti ai vivi.

Una forma di rispetto ma anche di protezione.

I Cristiani ripresero questa usanza di Samhain, e nella notte di Ognissanti vagavano di casa in casa, elemosinando cibo in cambio di preghiere per le anime dei defunti in Purgatorio, grazie alle quali avrebbero raggiunto più velocemente il Paradiso.

Il cibo è un elemento molto importante anche nelle tradizioni italiane legate a queste celebrazioni.

Dicevamo che la notte di Samhain, il 31 ottobre, il confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi diventa più labile, tanto che gli spettri possono tornare sulla Terra a farci visita.

Insieme agli spiriti innocui purtroppo giungono a noi anche creature malevole, che vogliono portarci con loro negli Inferi.

Per questo le popolazioni pagane usavano mascherarsi la notte di Samhain, per confondere i morti nella loro ricerca di anime da rapire.

Col tempo questa precauzione è diventata un gioco dei bambini, ma ormai che degli adulti, quello di travestirsi.

L’Halloween che conosciamo oggi è frutto di una nuova era, di un lungo viaggio.

Samhain arriverà negli Stati Uniti esportato dagli immigrati anglosassoni e irlandesi, che mantennero vive le loro tradizioni all'interno delle nuove comunità.

Col tempo questa festa è stata assorbita nella nuova cultura americana che si stava via via formando, per poi diventare una celebrazione di tutto il popolo americano indipendentemente dalla cultura di origine.

I tratti distintivi di Samhain restano, cambia però la loro fisionomia.

Samhain diventa Halloween, “All hallows eve”.

Per fare le lanterne da esporre alle finestre, al posto di cipolle e rape, si intaglia un nuovo ortaggio originario del Nuovo Continente, la bellissima zucca.

Il travestimento che i Celti usavano per ingannare gli spiriti diventa un gioco per i più piccini e un divertimento per gli adulti.

Fantasmi, vampiri e streghe, e poi i personaggi più amati dei film e dei cartoni animati.

Il preparare e offrire cibo per gli antenati defunti diventa col tempo un passatempo simpatico, "dolcetto o scherzetto?", dove i bambini si recano di casa in casa a racimolare un prezioso bottino di caramelle.

Agli inizi del 1900 Halloween diventa una festa glamour che merita di essere inserita nel calendario statunitense.

Con l'avvento delle guerre mondiali Halloween si trasforma in una notte dove si può dimenticare la paura e trasgredire, non solo mangiando ma anche sfogandosi in qualche scherzo al limite del vandalismo.

In Italia le prime feste di Halloween con tutti i crismi si celebreranno solo dagli anni '80, ma le celebrazioni tradizionali europee del mondo contadino non hanno mai smesso di essere seguite e sono giunte fino a noi, ma me parlerò in un altro articolo.

Cambiano i tempi dunque, cambia l’aspetto, ma l’anima di Samhain resta invariata. Una festa in cui due mondi si intrecciano, due stagioni si avvicendano, il tutto con estrema naturalezza.


martedì 25 luglio 2023

Buio in sala: Russell Crowe nelle vesti di padre Gabriele Amorth è una piacevole sorpresa.


È da poco uscito su Prime video il film L'esorcista del Papa, diretto da Julius Avery con Russell Crowe nel ruolo di padre Gabriele Amorth.

Il celebre esorcista non ha bisogno di molte presentazioni, si è fatto conoscere dal pubblico grazie alle sue interviste televisive, sui giornali e grazie ai molti libri che ha scritto.

Gli era già stato dedicato un film documentario, Il diavolo e padre Amorth, diretto da William Friedkin, lo stesso regista de L'esorcista.

Quest'anno invece è appunto uscita una sorta di biopic ispirata alle memorie che Amorth ha raccolto nei suoi libri, in particolare Un esorcista racconta e Nuovi racconti di un esorcista.

Un film che potrebbe riaccendere l'interesse del pubblico su un argomento così oscuro come la possessione diabolica.

L'esorcista del Papa, ambientato alla fine degli anni '80, racconta delle prime indagini di padre Amorth, da poco nominato a capo degli esorcisti romani.

Il sacerdote viene inviato in Spagna per esorcizzare un bambino posseduto da un demone tenace che a quanto pare ha un particolare interesse proprio per padre Amorth.

Il film è un horror classico, non particolarmente splatter, e con qualche scena tragicomica, che questo genere cinematografico permette.

La pellicola si regge fondamentalmente sull'interpretazione di Russell Crowe, come sempre carismatico e ineccepibile, che indossa con rispetto e maestria i panni di padre Amorth, l'attore neozelandese si cimenta anche con la lingua italiana in molte scene con un certo successo.

Però alla chiesa cattolica il nuovo film di Russell Crowe non è piaciuto.

Non è piaciuto all'Associazione internazionale esorcisti, che ritiene che l'esorcismo del film sia stata rappresentato un maniera esagerata e "abnorme", e dalle pagine di Avvenire Roberto Zanini scrive 

"nel film su padre Amorth c'è tutto a parte padre Amorth".

E qui la vostra teologa dissente.

Con tutto il rispetto per l'associazione e il giornalista, in questo film padre Amorth c'è, e si vede.

Per capire la mia posizione dobbiamo ripercorrere velocemente la vita dell'esorcista.

Gabriele Amorth nasce a Modena nel 1925 in una famiglia profondamente cattolica.

La sua vocazione lo porta a chiedere di poter prendere i voti a 17 anni, ma essendo ancora troppo giovane viene respinto. 

Durante la guerra, giovanissimo, si unisce alla resistenza, precisamente nella Brigata Italia, di ispirazione cattolica, e finita la guerra sarà insignito della Croce al valor militare.

Successivamente si laurea in giurisprudenza e poi nel 1954 viene ordinato sacerdote.

Nel 1986 viene nominato esorcista per la diocesi di Roma e da allora ha dedicato la sua vita ad aiutare le persone che si trovavano a dover combattere contro il male e il Maligno.

Nel 1990 fonda l'Associazione internazionale degli esorcisti di cui sarà presidente fino agli anni duemila, per poi esserne membro onorario fino alla sua morte avvenuta nel 2016.

Il ruolo di padre Amorth fu quello di guida spirituale non solo per le persone realmente possedute, ma anche per coloro che vivevano un momento di sconforto spirituale.

Amorth ha collaborato inoltre con molti psichiatri e medici, consapevole che spesso la possessione è in realtà una malattia mentale più profonda.

Su questo vi consiglio un suo libro molto interessante, Esorcisti e Psichiatri.

Nel film di Avery viene citato proprio questo argomento, Padre Amorth spiega che il 98% delle possessioni in realtà richiede l'aiuto di un medico più che di un esorcista, ma che lui non si tira indietro nell'aiutare coloro che soffrono e credono di essere perseguitati dal maligno. 

Nel film viene inoltre ricordato il passato di padre Amorth come partigiano, un passato che comprensibilmente, da sopravvissuto, lo perseguita.

Un lavoro abbastanza accurato sulla personalità di Gabriele Amorth, eppure su Avvenire leggiamo: 

"Un Papa poco credibile, con la barba! (nel film è interpretato da un sempre ottimo Franco Nero, nda)...un effetto Codice da Vinci per insinuare il dubbio: chi è il vero nemico? Il diavolo o il potere ecclesiastico?" 

Ed ecco qui il centro della polemica.

Ciò che il film ci mostra senza mezzi termini è la fallibilità dell'uomo, che non risparmia neanche coloro che sono ordinati e molto devoti a Dio.

La mia teoria è che alla Chiesa non siano piaciute alcune posizioni un po' azzardate espresse nel film.

La pellicola ci regala due momenti in particolare che potrebbero aver infastidito la Santa Sede.


ATTENZIONE SPOILER!



La prima è il plot twist della storia, ovvero la scoperta che il diavolo ha posseduto per secoli importanti personalità della Chiesa, tra cui esorcisti, dando il via alla persecuzione delle streghe, degli eretici.

La Chiesa quindi avrebbe perpetrato tanto dolore e morte in nome del diavolo. 

La seconda è un velato riferimento al caso di Emanuela Orlandi.

Nel film padre Amorth non si perdona di non aver aiutato Rosaria, una ragazza malata di mente che credeva di essere posseduta dal diavolo e che in seguito si è suicidata. Il sacerdote scopre che la ragazza era vittima di ripetuti abusi da parte di persone interne alla Chiesa e fa capire che la ragazza viveva in Vaticano.

Ora non so se è un accostamento voluto o se l'ho interpretata io in questo modo, ma è stato per me inevitabile pensare al caso Orlandi.

Dopotutto lo stesso Gabriele Amorth aveva parlato della scomparsa della ragazza, ne avevo parlato in questo mio articolo tempo fa: 

https://teologiadaasporto.blogspot.com/2023/03/il-diavolo-in-vaticano-il-caso-emanuela.html?m=1


FINE SPOILER!


Per chi non vuole spoiler, diciamo che si parla di infiltrazioni pericolose in Vaticano e qualche riferimento a casi reali che mettono in imbarazzo la Chiesa cattolica.

Non stupisce quindi che la Santa Sede si sia schierata contro questo film in maniera così categorica, non tanto per la sua qualità (lì giudicherà singolarmente ogni spettatore) quanto per ciò che porta all'attenzione dello spettatore.

Siamo di nuovo di fronte a una Chiesa, come accadde con Il codice Da Vinci, incapace di distinguere tra finzione cinematografica e realtà, e soprattutto incapace di mettersi in discussione, trincerata come sempre dietro secolari mura invalicabili.

Una Chiesa che crede che un film possa improvvisamente trasformare il pubblico cristiano in un gruppo di atei irriducibili.

E invece che spiegare le proprie perplessità è più facile dire "questo film non rappresenta parte Amorth." e bollarlo come un "filmetto inutile ", come scrive Famiglia Cristiana.

Nel film viene volutamente fatto un riferimento all'inquisizione e al suo nome più moderno, Dicastero della dottrina della fede.

Dopo 500 anni siamo ancora qua.

Censura, epurazione, tutto in nome di una Chiesa che non sa affrontare i tempi e rimane ancorata al passato.

Si possono anche cambiare i nomi alle cose ma la sostanza sarà sempre la stessa.

Da un lato è vero che il film si prende molte libertà.

Russell Crowe non è certo il gemello neozelandese dell'esorcista, fisicamente sono molto diversi.

Nel film Amorth viaggia in motorino, "Vuoi mettere la gioia di circolare in lambretta avendo alle spalle San Pietro?" ha dichiarato l'attore, da sempre innamorato della città eterna.

Ma è molto improbabile che padre Amorth abbia percorso la strada Roma-Castiglia in motorino, l'idea però è simpatica, sopra le righe e funziona, come le famose scritte MARTINI nei bar è un chiaro omaggio straniero allo stereotipo italiano, che ci fa sorridere.

Anche gli esorcismi sono rappresentati in maniera teatrale, spettacolare, con demoni che si arrampicano sulle pareti e trasformano la fisicità delle persone.

Ma il senso di offesa dell'Associazione esorcisti è ridicolo, stiamo pur sempre parlando di un film horror, il cui pubblico si aspetta questo tipo di effetti speciali e omaggi ai classici del genere, come le teste che girano e posseduti che vomitano.

L'esorcista del Papa non ha le pretese di essere un trattato di demonologia né tantomeno una biografia precisa.

È un film horror che trae ispirazione dalla realtà, come è già accaduto in passato.

Ma nonostante tante libertà non si può dire che padre Amorth non sia presente.

Lui c'è.

È presente nell'umorismo che viene utilizzato in molte scene.

Amorth che fa "cucù!" alle suore, fa prender loro uno spavento facendole ridere.

In una scena Russell Crowe/Amorth chiede al giovane sacerdote spagnolo se conosce qualche battuta, perché "al diavolo non piace l'ironia".

Ed è vero, al diavolo non piace essere preso in giro, è permaloso, e padre Amorth per questo lo stuzzicava continuamente durante gli esorcismi.

Faceva la linguaccia, le pernacchie, lo provocava dicendogli che "non vali una cicca!", come possiamo vedere nel documentario di Friedkin che ho citato all'inizio della recensione.

Proprio il regista de L'esorcista aveva dichiarato "Padre Amorth tratta il diavolo come se fosse un idiota che non ha potere su questo mondo ma crede di averlo".

In tutto questo è presente l'esorcista modenese.

Nel suo modo di fare, il suo sorriso calmo e rassicurante (che Crowe ci mostra in diverse scene), nel suo essere umano, disponibile e alla mano con tutti coloro che avevano bisogno di un aiuto, e nel suo essere sempre ironico anche di fronte ai mali più terribili, perché sapeva che la sua fede sarebbe stata più forte.

C'è anche la criticità verso una Chiesa che spesso si è lasciata andare ad azioni più diaboliche che cristiane, che Amorth ha spesso evidenziato, ad esempio parlando del caso Orlandi.

Ne L'ultimo esorcista scrive:

"(Ci sono) persone che la Bibbia chiama falsi profeti. Falsi perché portano alla menzogna e non alla verità. (...) Queste persone esistono sia fuori che dentro la Chiesa. Sono facilmente riconoscibili: dicono di parlare a nome della Chiesa ma parlano a nome del mondo. Esigono dalla Chiesa che essa assuma i ruoli del mondo, e parlando così confondono i fedeli e conducono la Chiesa in acque che non sono le loro" 

e ancora 

 "il diavolo tenta gli uomini della Chiesa e allora non dovremmo stupirci se anche i sacerdoti, che hanno tutto l'aiuto divino, della preghiera e dei sacramenti, cadono in tentazione. Anche loro vivono nel mondo e possono cadere come uomini del mondo".

Alla fine di questa recensione vi lascio con un: sì, il film mi è piaciuto, l'ho trovato godibile e ben fatto, con un ottimo cast e location affascinanti, a tratti commovente a tratti comico, un buon horror che chissà, potrebbe diventare una saga interessante.

E se volete approfondire e provare un genere letterario nuovo date un'occhiata alla bibliografia di Padre Amorth,

perché come viene detto nel film dallo stesso esorcista: "The books are good".



Doverosa precisazione: la vita di padre Gabriele Amorth è costellata di luci ed ombre.

Per quanto lo ammiri per tante cose, per molte altre invece lo ritengo ambasciatore (ma anche figlio) di una demonologia vetusta e antica, che è ancora legata a vecchi retaggi e convinzioni.

Non condivido molte opinioni dell'esorcista modenese, non credo che la musica Rock apra le porte al demonio, per dirne una.

La demonologia va svecchiata.

Ma comprendo il ruolo importante che ha avuto e ha ancora quest'uomo in un settore della teologia che è bistrattato da una parte della Chiesa. 

Non si può negare neanche la sua umanità, quel tendere la mano a chiunque ne avesse bisogno.

Questo glielo dobbiamo riconoscere.