Benvenuti, entrate, seguite le ombre, vi racconteranno storie occulte, misteriose, ma state attenti a non scivolare nel buio...
mercoledì 14 febbraio 2024
Buio in sala: "Il diavolo non si cura con le pillole", la tragica storia di Irina Cornici.
martedì 12 dicembre 2023
La luce che rischiara l'inverno.
martedì 5 dicembre 2023
Se no tu sarâs bon, ti cjape il Krampus.
domenica 8 ottobre 2023
Cosa resterà di quest...o Halloween?
Molti elementi di Samhain sono giunti fino a noi, modificati dallo scorrere del tempo e dal susseguirsi dei cambiamenti culturali e religiosi.
Il fuoco, che simboleggia la luce che rischiara la tenebra, è il calore che rigenera prima e dopo il gelo.
Durante Samhain il fuoco gioca un ruolo importante.
Al tramonto del 31 ottobre venivano accesi dei fuochi sacri, solitamente in luoghi dal profondo valore spirituale.
Questi falò dovevano ardere tutta la notte e venivano infatti vegliati, attorno ad essi si celebravano i riti della fine dell'anno per propiziare quello in arrivo.
Nello stesso momento tutti gli altri fuochi domestici venivano spenti, ad eccezione delle classiche lanterne di Samhain, rape e cipolle intagliate, che avevano il compito di proteggere gli abitanti delle case durante questa notte e di rischiarare la via per gli spiriti.
Il giorno dopo ogni famiglia accendeva un nuovo fuoco domestico prendendo le fiamme dal falò sacro.
Questo fuoco era il simbolo luminoso della speranza di una nuova prosperità per l'anno appena iniziato.
Una tradizione che è stata tramandata ad esempio con l’accensione di lumi per i defunti.
Dalla luce dei falò a quella nelle lanterne, la rapa intagliata di jack O’Lantern, usate per rischiarare la via durante le celebrazioni, e lasciate a protezione della casa sulle verande, sugli usci. Erano anche un aiuto per gli spiriti, che trovavano così più facilmente la via perduta.
Samhain aveva dei colori privilegiati sugli altari, le diverse tonalità dell'arancione, del marrone e il nero, che hanno un significato ben preciso.
Il primo simboleggia il raccolto mietuto nelle sue ultime fasi proprio in questi mesi, il secondo la terra custode dei semi e dei morti, il terzo è la fine dell’estate, le giornate che diventano più buie.
Inoltre questi colori sono cromaticamente in contrasto, il luminoso arancione accanto a marrone e nero, sfumature più cupe, vicini per ricordarci l’equilibrio tra luce e oscurità che da sempre permette la rinascita.
Era facile ritrovare in natura questi colori tipici dell'autunno.
Tutti conosciamo, soprattutto grazie al cinema e alla letteratura, l’espressione
“Dolcetto o scherzetto?”
O meglio “Trick or Treat”, trabocchetto o trattiamo?
La celebre espressione usata ogni anni dai bambini mascherati ad Halloween ha origini molto antiche.
Le popolazioni europee lasciavano del cibo in tavola e sulle tombe per i propri cari defunti, ciò veniva fatto anche per onorare gli spiriti che varcavano i confini dell’aldilà per vagare una sola notte di nuovo sulla terra.
E così si lasciavano offerte mangerecce lasciate fuori dalla porta la notte di Samhain, un tributo per gli spiriti affamati, i quali, rifocillati, non avrebbero fatto dispetti ai vivi.
Una forma di rispetto ma anche di protezione.
I Cristiani ripresero questa usanza di Samhain, e nella notte di Ognissanti vagavano di casa in casa, elemosinando cibo in cambio di preghiere per le anime dei defunti in Purgatorio, grazie alle quali avrebbero raggiunto più velocemente il Paradiso.
Il cibo è un elemento molto importante anche nelle tradizioni italiane legate a queste celebrazioni.
Dicevamo che la notte di Samhain, il 31 ottobre, il confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi diventa più labile, tanto che gli spettri possono tornare sulla Terra a farci visita.
Insieme agli spiriti innocui purtroppo giungono a noi anche creature malevole, che vogliono portarci con loro negli Inferi.
Per questo le popolazioni pagane usavano mascherarsi la notte di Samhain, per confondere i morti nella loro ricerca di anime da rapire.
Col tempo questa precauzione è diventata un gioco dei bambini, ma ormai che degli adulti, quello di travestirsi.
L’Halloween che conosciamo oggi è frutto di una nuova era, di un lungo viaggio.
Samhain arriverà negli Stati Uniti esportato dagli immigrati anglosassoni e irlandesi, che mantennero vive le loro tradizioni all'interno delle nuove comunità.
Col tempo questa festa è stata assorbita nella nuova cultura americana che si stava via via formando, per poi diventare una celebrazione di tutto il popolo americano indipendentemente dalla cultura di origine.
I tratti distintivi di Samhain restano, cambia però la loro fisionomia.
Samhain diventa Halloween, “All hallows eve”.
Per fare le lanterne da esporre alle finestre, al posto di cipolle e rape, si intaglia un nuovo ortaggio originario del Nuovo Continente, la bellissima zucca.
Il travestimento che i Celti usavano per ingannare gli spiriti diventa un gioco per i più piccini e un divertimento per gli adulti.
Fantasmi, vampiri e streghe, e poi i personaggi più amati dei film e dei cartoni animati.
Il preparare e offrire cibo per gli antenati defunti diventa col tempo un passatempo simpatico, "dolcetto o scherzetto?", dove i bambini si recano di casa in casa a racimolare un prezioso bottino di caramelle.
Agli inizi del 1900 Halloween diventa una festa glamour che merita di essere inserita nel calendario statunitense.
Con l'avvento delle guerre mondiali Halloween si trasforma in una notte dove si può dimenticare la paura e trasgredire, non solo mangiando ma anche sfogandosi in qualche scherzo al limite del vandalismo.
In Italia le prime feste di Halloween con tutti i crismi si celebreranno solo dagli anni '80, ma le celebrazioni tradizionali europee del mondo contadino non hanno mai smesso di essere seguite e sono giunte fino a noi, ma me parlerò in un altro articolo.
Cambiano i tempi dunque, cambia l’aspetto, ma l’anima di Samhain resta invariata. Una festa in cui due mondi si intrecciano, due stagioni si avvicendano, il tutto con estrema naturalezza.
martedì 25 luglio 2023
Buio in sala: Russell Crowe nelle vesti di padre Gabriele Amorth è una piacevole sorpresa.
È da poco uscito su Prime video il film L'esorcista del Papa, diretto da Julius Avery con Russell Crowe nel ruolo di padre Gabriele Amorth.
Il celebre esorcista non ha bisogno di molte presentazioni, si è fatto conoscere dal pubblico grazie alle sue interviste televisive, sui giornali e grazie ai molti libri che ha scritto.
Gli era già stato dedicato un film documentario, Il diavolo e padre Amorth, diretto da William Friedkin, lo stesso regista de L'esorcista.
Quest'anno invece è appunto uscita una sorta di biopic ispirata alle memorie che Amorth ha raccolto nei suoi libri, in particolare Un esorcista racconta e Nuovi racconti di un esorcista.
Un film che potrebbe riaccendere l'interesse del pubblico su un argomento così oscuro come la possessione diabolica.
L'esorcista del Papa, ambientato alla fine degli anni '80, racconta delle prime indagini di padre Amorth, da poco nominato a capo degli esorcisti romani.
Il sacerdote viene inviato in Spagna per esorcizzare un bambino posseduto da un demone tenace che a quanto pare ha un particolare interesse proprio per padre Amorth.
Il film è un horror classico, non particolarmente splatter, e con qualche scena tragicomica, che questo genere cinematografico permette.
La pellicola si regge fondamentalmente sull'interpretazione di Russell Crowe, come sempre carismatico e ineccepibile, che indossa con rispetto e maestria i panni di padre Amorth, l'attore neozelandese si cimenta anche con la lingua italiana in molte scene con un certo successo.
Però alla chiesa cattolica il nuovo film di Russell Crowe non è piaciuto.
Non è piaciuto all'Associazione internazionale esorcisti, che ritiene che l'esorcismo del film sia stata rappresentato un maniera esagerata e "abnorme", e dalle pagine di Avvenire Roberto Zanini scrive
"nel film su padre Amorth c'è tutto a parte padre Amorth".
E qui la vostra teologa dissente.
Con tutto il rispetto per l'associazione e il giornalista, in questo film padre Amorth c'è, e si vede.
Per capire la mia posizione dobbiamo ripercorrere velocemente la vita dell'esorcista.
Gabriele Amorth nasce a Modena nel 1925 in una famiglia profondamente cattolica.
La sua vocazione lo porta a chiedere di poter prendere i voti a 17 anni, ma essendo ancora troppo giovane viene respinto.
Durante la guerra, giovanissimo, si unisce alla resistenza, precisamente nella Brigata Italia, di ispirazione cattolica, e finita la guerra sarà insignito della Croce al valor militare.
Successivamente si laurea in giurisprudenza e poi nel 1954 viene ordinato sacerdote.
Nel 1986 viene nominato esorcista per la diocesi di Roma e da allora ha dedicato la sua vita ad aiutare le persone che si trovavano a dover combattere contro il male e il Maligno.
Nel 1990 fonda l'Associazione internazionale degli esorcisti di cui sarà presidente fino agli anni duemila, per poi esserne membro onorario fino alla sua morte avvenuta nel 2016.
Il ruolo di padre Amorth fu quello di guida spirituale non solo per le persone realmente possedute, ma anche per coloro che vivevano un momento di sconforto spirituale.
Amorth ha collaborato inoltre con molti psichiatri e medici, consapevole che spesso la possessione è in realtà una malattia mentale più profonda.
Su questo vi consiglio un suo libro molto interessante, Esorcisti e Psichiatri.
Nel film di Avery viene citato proprio questo argomento, Padre Amorth spiega che il 98% delle possessioni in realtà richiede l'aiuto di un medico più che di un esorcista, ma che lui non si tira indietro nell'aiutare coloro che soffrono e credono di essere perseguitati dal maligno.
Nel film viene inoltre ricordato il passato di padre Amorth come partigiano, un passato che comprensibilmente, da sopravvissuto, lo perseguita.
Un lavoro abbastanza accurato sulla personalità di Gabriele Amorth, eppure su Avvenire leggiamo:
"Un Papa poco credibile, con la barba! (nel film è interpretato da un sempre ottimo Franco Nero, nda)...un effetto Codice da Vinci per insinuare il dubbio: chi è il vero nemico? Il diavolo o il potere ecclesiastico?"
Ed ecco qui il centro della polemica.
Ciò che il film ci mostra senza mezzi termini è la fallibilità dell'uomo, che non risparmia neanche coloro che sono ordinati e molto devoti a Dio.
La mia teoria è che alla Chiesa non siano piaciute alcune posizioni un po' azzardate espresse nel film.
La pellicola ci regala due momenti in particolare che potrebbero aver infastidito la Santa Sede.
ATTENZIONE SPOILER!
La prima è il plot twist della storia, ovvero la scoperta che il diavolo ha posseduto per secoli importanti personalità della Chiesa, tra cui esorcisti, dando il via alla persecuzione delle streghe, degli eretici.
La Chiesa quindi avrebbe perpetrato tanto dolore e morte in nome del diavolo.
La seconda è un velato riferimento al caso di Emanuela Orlandi.
Nel film padre Amorth non si perdona di non aver aiutato Rosaria, una ragazza malata di mente che credeva di essere posseduta dal diavolo e che in seguito si è suicidata. Il sacerdote scopre che la ragazza era vittima di ripetuti abusi da parte di persone interne alla Chiesa e fa capire che la ragazza viveva in Vaticano.
Ora non so se è un accostamento voluto o se l'ho interpretata io in questo modo, ma è stato per me inevitabile pensare al caso Orlandi.
Dopotutto lo stesso Gabriele Amorth aveva parlato della scomparsa della ragazza, ne avevo parlato in questo mio articolo tempo fa:
https://teologiadaasporto.blogspot.com/2023/03/il-diavolo-in-vaticano-il-caso-emanuela.html?m=1
FINE SPOILER!
Per chi non vuole spoiler, diciamo che si parla di infiltrazioni pericolose in Vaticano e qualche riferimento a casi reali che mettono in imbarazzo la Chiesa cattolica.
Non stupisce quindi che la Santa Sede si sia schierata contro questo film in maniera così categorica, non tanto per la sua qualità (lì giudicherà singolarmente ogni spettatore) quanto per ciò che porta all'attenzione dello spettatore.
Siamo di nuovo di fronte a una Chiesa, come accadde con Il codice Da Vinci, incapace di distinguere tra finzione cinematografica e realtà, e soprattutto incapace di mettersi in discussione, trincerata come sempre dietro secolari mura invalicabili.
Una Chiesa che crede che un film possa improvvisamente trasformare il pubblico cristiano in un gruppo di atei irriducibili.
E invece che spiegare le proprie perplessità è più facile dire "questo film non rappresenta parte Amorth." e bollarlo come un "filmetto inutile ", come scrive Famiglia Cristiana.
Nel film viene volutamente fatto un riferimento all'inquisizione e al suo nome più moderno, Dicastero della dottrina della fede.
Dopo 500 anni siamo ancora qua.
Censura, epurazione, tutto in nome di una Chiesa che non sa affrontare i tempi e rimane ancorata al passato.
Si possono anche cambiare i nomi alle cose ma la sostanza sarà sempre la stessa.
Da un lato è vero che il film si prende molte libertà.
Russell Crowe non è certo il gemello neozelandese dell'esorcista, fisicamente sono molto diversi.
Nel film Amorth viaggia in motorino, "Vuoi mettere la gioia di circolare in lambretta avendo alle spalle San Pietro?" ha dichiarato l'attore, da sempre innamorato della città eterna.
Ma è molto improbabile che padre Amorth abbia percorso la strada Roma-Castiglia in motorino, l'idea però è simpatica, sopra le righe e funziona, come le famose scritte MARTINI nei bar è un chiaro omaggio straniero allo stereotipo italiano, che ci fa sorridere.
Anche gli esorcismi sono rappresentati in maniera teatrale, spettacolare, con demoni che si arrampicano sulle pareti e trasformano la fisicità delle persone.
Ma il senso di offesa dell'Associazione esorcisti è ridicolo, stiamo pur sempre parlando di un film horror, il cui pubblico si aspetta questo tipo di effetti speciali e omaggi ai classici del genere, come le teste che girano e posseduti che vomitano.
L'esorcista del Papa non ha le pretese di essere un trattato di demonologia né tantomeno una biografia precisa.
È un film horror che trae ispirazione dalla realtà, come è già accaduto in passato.
Ma nonostante tante libertà non si può dire che padre Amorth non sia presente.
Lui c'è.
È presente nell'umorismo che viene utilizzato in molte scene.
Amorth che fa "cucù!" alle suore, fa prender loro uno spavento facendole ridere.
In una scena Russell Crowe/Amorth chiede al giovane sacerdote spagnolo se conosce qualche battuta, perché "al diavolo non piace l'ironia".
Ed è vero, al diavolo non piace essere preso in giro, è permaloso, e padre Amorth per questo lo stuzzicava continuamente durante gli esorcismi.
Faceva la linguaccia, le pernacchie, lo provocava dicendogli che "non vali una cicca!", come possiamo vedere nel documentario di Friedkin che ho citato all'inizio della recensione.
Proprio il regista de L'esorcista aveva dichiarato "Padre Amorth tratta il diavolo come se fosse un idiota che non ha potere su questo mondo ma crede di averlo".
In tutto questo è presente l'esorcista modenese.
Nel suo modo di fare, il suo sorriso calmo e rassicurante (che Crowe ci mostra in diverse scene), nel suo essere umano, disponibile e alla mano con tutti coloro che avevano bisogno di un aiuto, e nel suo essere sempre ironico anche di fronte ai mali più terribili, perché sapeva che la sua fede sarebbe stata più forte.
C'è anche la criticità verso una Chiesa che spesso si è lasciata andare ad azioni più diaboliche che cristiane, che Amorth ha spesso evidenziato, ad esempio parlando del caso Orlandi.
Ne L'ultimo esorcista scrive:
"(Ci sono) persone che la Bibbia chiama falsi profeti. Falsi perché portano alla menzogna e non alla verità. (...) Queste persone esistono sia fuori che dentro la Chiesa. Sono facilmente riconoscibili: dicono di parlare a nome della Chiesa ma parlano a nome del mondo. Esigono dalla Chiesa che essa assuma i ruoli del mondo, e parlando così confondono i fedeli e conducono la Chiesa in acque che non sono le loro"
e ancora
"il diavolo tenta gli uomini della Chiesa e allora non dovremmo stupirci se anche i sacerdoti, che hanno tutto l'aiuto divino, della preghiera e dei sacramenti, cadono in tentazione. Anche loro vivono nel mondo e possono cadere come uomini del mondo".
Alla fine di questa recensione vi lascio con un: sì, il film mi è piaciuto, l'ho trovato godibile e ben fatto, con un ottimo cast e location affascinanti, a tratti commovente a tratti comico, un buon horror che chissà, potrebbe diventare una saga interessante.
E se volete approfondire e provare un genere letterario nuovo date un'occhiata alla bibliografia di Padre Amorth,
perché come viene detto nel film dallo stesso esorcista: "The books are good".
Doverosa precisazione: la vita di padre Gabriele Amorth è costellata di luci ed ombre.
Per quanto lo ammiri per tante cose, per molte altre invece lo ritengo ambasciatore (ma anche figlio) di una demonologia vetusta e antica, che è ancora legata a vecchi retaggi e convinzioni.
Non condivido molte opinioni dell'esorcista modenese, non credo che la musica Rock apra le porte al demonio, per dirne una.
La demonologia va svecchiata.
Ma comprendo il ruolo importante che ha avuto e ha ancora quest'uomo in un settore della teologia che è bistrattato da una parte della Chiesa.
Non si può negare neanche la sua umanità, quel tendere la mano a chiunque ne avesse bisogno.
Questo glielo dobbiamo riconoscere.
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